la-pieta-di-michelangeloRoma, 1 set – Cosa c’è di sbagliato negli appelli alla pietà di chi, vedendo barconi di disperati che arrivano sulle nostre coste, invoca le ragioni dell’accoglienza? Nulla, in teoria. Uno Stato sovrano, forte, in salute, sa anche praticare la generosità. Ma qui non c’è né sovranità, né forza, né salute. E la pietà l’hanno uccisa gli sciacalli che ne fanno mercimonio quotidiano.

In particolare, ecco le sette ragioni per cui l’accoglienza, teoricamente bella e buona, è diventata impraticabile per colpa dei pasdaran della società multirazziale.

1) Non si può accogliere chi è onesto e bisognoso finché non ci saranno controlli in grado di separare buoni e cattivi e rispedire a casa celermente chi è disonesto e malintenzionato. Qui abbiamo criminali recidivi che nessuno pensa di espellere, persone espulse che girano indisturbate per le città, migliaia di clandestini con foglio di via in attesa di ricorsi e lungaggini burocratiche che li rendono non espellibili. In queste condizioni che garanzie ci sono contro l’arrivo di nuovi criminali?

2) Non si può aiutare chi “scappa dalla guerra” se le regole per il diritto d’asilo sono talmente ampie e vaghe da garantire accoglienza praticamente a chiunque non viva nell’Europa occidentale. Ghana, Senegal, Costa d’Avorio hanno i loro problemi, come noi del resto, ma non sono devastate da alcuna piaga biblica: perché dobbiamo prenderci ghanesi, senegalesi e ivoriani?

3) Non si può ragionare di accoglienza se non si accetta neanche il principio teorico di un limite alla capacità di accogliere. Si stabilisca una soglia oltre la quale chiunque, per qualsiasi ragione, non può più entrare. Diecimila? Centomila? Un milione? Dieci milioni? Bene, si tenga però a mente che l’immigrato numero dieci milioni e uno se ne va a casa, quale che sia il suo dramma (anche se ovviamente la soglia sostenibile e molto, molto inferiore).

4) Non si possono far entrare per un’accoglienza temporanea i sofferenti, figli dell’emergenza, quando i buonisti premono affinché si cambino le norme per la cittadinanza e si attui un vero e proprio cambiamento antropologico nelle nostre società. Questo non è aiutare i bisognosi, è cambiare volto per sempre alle nostre città.

5) Non si possono far entrare masse di allogeni giovani, vitali, affamati, in una società esangue, in crisi demografica, vecchia nell’età anagrafica e nella mentalità. Un corpo malato può essere ucciso anche da un banale raffreddore. E questo non è esattamente un banale raffreddore.

6) Non si può sottostare al ricatto di “accogliere chi fugge dalle guerre” quando quelle guerre le hanno sponsorizzate, fomentate, talora persino organizzate quelli che oggi invocano l’accoglienza. Chiunque abbia sostenuto i “ribelli libici”, la “opposizione siriana”, le rivolte egiziane o tunisine va estromesso dal dibattito e dalla vita politica. Non c’è via di mezzo, non c’è tolleranza.

7) Non si può dar credito a chi invoca l’intregrazione ed è poi documentato che su questa integrazione ci mangia. Si faccia tabula rasa di tutto l’associazionismo rosso o bianco, si disintegrino le coop cattoliche o di sinistra, si tolgano le mani del Pd dal business dell’accoglienza. E poi ne riparliamo.

Adriano Scianca

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