Matteo Salvini e immigrazioneRoma, 13 feb – In Francia la chiamano la “Grande sostituzione” (Grand Remplacement): si tratta della tesi che interpreta l’immigrazione di massa come fenomeno più o meno deliberatamente volto a sostituire un popolo con un altro.

In Italia, complice anche un’immigrazione molto più tardiva di quella transalpina, il concetto è ancora nuovo, ma più di una volta il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, si è dimostrato recettivo nei confronti di questa tesi. Si guardi, per esempio, quanto scritto dall’eurodeputato ieri su facebook: “Nel 2014 in Italia sono nati solo 509.000 bambini, mai così pochi da 150 anni. Una società che non fa figli, è una società che rischia di morire. Asili nido gratis, via l’Imu sulla prima casa, tasse più basse, lavoro che riparte. A meno che qualcuno pensi di sostituirci con migliaia di immigrati… Io non mi arrendo e combatto. Voi?”.

Non è la prima volta che il Grand Remplacement riecheggia nelle parole del segretario leghista, soprattutto dopo l’intensificarsi dei contatti tra il Front national e la Lega nord. “La sinistra, a livello mondiale, ha pianificato un’invasione, una sostituzione di Popoli. Io non mi arrendo, io non ci sto”, ha per esempio twittato Salvini nel novembre del 2014. “Lo ius soli in Italia non lo accetto, è una sostituzione di popoli, una immigrazione programmata”, ha poi detto a Radio Anchi’io, agli inizi di dicembre dello stesso anno.

E ancora, qualche giorno dopo, con questa comunicazione affidata ai social network: “82.000 italiani l’anno scorso sono scappati all’estero per lavorare, un record. Intanto quest’anno sono sbarcati quasi 150.000 immigrati, senza lavoro. È in corso un tentativo di sostituzione di popoli, ma io non mi rassegno”.

Ma dove nasce, esattamente, la tesi del Grand Remplacement? Il concetto della Grande Sostituzione è stato introdotto nell’Abécédaire de l’In-nocence dallo scrittore Renaud Camus, che è poi tornato sullo stesso argomento in varie sue opere successive. Camus è un personaggio davvero singolare, la cui biografia si discosta decisamente dai tipici cliché sullo scrittore di “estrema destra”. Scrittore di fama, negli anni Settanta frequenta la mondanità intellettuale, dialogando con Roland Barthes, Louis Aragon, Andy Warhol, Marguerite Duras e altri. Omosessuale dichiarato ma non conformista, scrive su alcune riviste gay e racconta nei suoi libri le sue avventure occasionali.

Oggi vive a Plieux, nel dipartimento del Gers (regione Mezzogiorno-Pirenei), in un castello acquistato nel 1992. Nel 2002 ha fondato il Parti de l’In-nocence, dove il trattino serve a tenere insieme il concetto di “innocenza” ma anche quello di “non-nocumento”. Dopo qualche risultato elettorale non brillantissimo, si è avvicinato al Front national.

Insomma, un personaggio originale e a suo modo geniale. Che ultimamente ha posto al centro della sua azione politica e culturale proprio il concetto del Grand Remplacement. In una intervista a Le Nouvel Observateur, Camus ha così spiegato il senso del concetto cardine del suo pensiero: “Oh, è semplice: lei ha un popolo e quasi in un colpo solo, nell’arco di una generazione, lei ha al suo posto uno o diversi altri popoli. È la messa in pratica nella realtà di ciò che in Brecht sembrava una battuta: cambiare il popolo. La Grande Sostituzione, il cambiamento del popolo, che è ciò che rende possibile la Grande Deculturazione, è il fenomeno più importante della storia di Francia da secoli e probabilmente da sempre”.

Nel Front national il concetto è moneta corrente. In un meeting a Marsiglia, qualche tempo fa, Jean-Marie Le Pen ha messo in guardia contro “una invasione migratoria” che “rischia di produrre una vera sostituzione della popolazione”. E in una recente intervista al quotidiano italiano Libero, interrogato esplicitamente sulla questione, ha ribadito: “Io lo dicevo molto prima del Signor Camus. Lo dico da 40 anni, come una vox clamantis in deserto”.

Anche Marine Le Pen, in realtà, nel suo Controcorrente fa menzione del “ricambio progressivo della popolazione” nell’Île-de-France e della “immigrazione di lavoro” diventata “immigrazione di ripopolamento”. Oltre al fondatore del partito e alla figlia, hanno manifestato la loro adesione sostanziale Bruno Gollnisch, Julien Rochedy, Philippe Martel, Fabien Engelmann.

Adriano Scianca

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  1. […] Dans un intéressant article, Adriano Scianca, responsable pour la culture à Casapound, avait alors reconnu en arrière-plan de ces propos « la thèse du Grand Remplacement », c’est-à-dire celle « qui interprète l’immigration de masse comme un phénomène qui va plus ou moins délibérément remplacer un peuple par un autre », et dont la formulation revient en France à Renaud Camus, « personnage original et à sa manière génial ». En Italie, avait souligné Adriano Scianca, pour partie en raison d’une immigration beaucoup plus tardive que de l’autre côté des Alpes, « le concept est encore nouveau », mais Matteo Salvini l’a employé de manière répétée ces derniers mois. « La gauche, au niveau mondial, a planifié une invasion, un changement de peuple. Moi je ne me rends pas, moi je ne suis pas d’accord », a ainsi twitté Matteo Salvini en novembre 2014. Peu après, au commencement de décembre, il a déclaré sur Rai Radio 1, à l’émission Radio Anch’io : « L’introduction du droit du sol en Italie, je ne l’accepte pas : c’est un changement de peuple, une immigration programmée ». Et encore, quelques jours après, sur les réseaux sociaux : « 82.000 Italiens, l’an dernier, sont partis à l’étranger pour travailler, un record. Dans le même temps, ont débarqué presque 150.000 immigrés sans travail. Une tentative de changement de peuple est en cours, mais moi je ne me résigne pas ». […]

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