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Roma, 4 dic – Altro che Mes, per Beppe Grillo il governo per fare cassa dovrebbe mettere una tassa patrimoniale e farsi dare i soldi dell’Imu dalla Chiesa. Il fondatore e garante del Movimento 5 Stelle si rifa vivo sul suo blog per dettare la linea. E le sue proposte non fanno che alimentare la tensione nella maggioranza giallofucsia, nel bel mezzo delle polemiche su Mes e patrimoniale.

Grillo: “I soldi del Mes sempre debito sono”

“Non starò qui ad elencare le mille ragioni che fanno del Mes uno strumento non solo inadatto ma anche del tutto inutile per far fronte alle esigenze del nostro Paese in un momento così delicato”, scrive Grillo. “I soldi del meccanismo europeo, è giusto ricordare che (convenienti o meno) sempre debito sono. Un debito che ormai ammonta a oltre 150 miliardi e che, prima o poi, dovrà essere ripagato dalle vere vittime morali di tutta questa storia. I giovani e le nuove generazioni”, fa presente il fondatore del M5S.

“Con patrimoniale ai super ricchi 10 miliardi nelle casse dello Stato”

Molto meglio una patrimoniale. Grillo lancia la proposta di una tassazione per i patrimoni superiori ai 50 milioni di euro per fronteggiare la crisi economica provocata dall’emergenza coronavirus. “Una patrimoniale” ai super ricchi “significherebbe per le casse dello Stato un’entrata garantita di almeno 10 miliardi di euro per il primo anno, e di ulteriori 10 se la misura venisse confermata anche per il 2022″, sottolinea. Dopo le polemiche per la proposta di Pd e LeU di tassazione a ricchezze “superiore a 500 mila euro e fino a 1 milione di euro, per arrivare al 2% oltre i 50 milioni di euro”, Grillo propone di “tassare soltanto i patrimoni degli italiani più ricchi“.

“In un momento devastante e di grande difficoltà come questo nessuno può tirarsi indietro e, proprio come una famiglia in difficoltà, l’Italia ha bisogno di dire ai suoi concittadini più abbienti che il Paese ha bisogno di loro“, sottolinea Grillo.

Dall’Imu e dall’Ici pagati dal Vaticano arriverebbero 25 miliardi in due anni

E per fare cassa bisognerebbe pure riscuotere quanto non incassato di Imu e Ici dalla Chiesa. Lo Stato “nel biennio 2021/2022” incasserebbe “all’incirca 25 miliardi di euro subito spendibili e liberi da vincoli di rientro“, è il conto fatto dal fondatore del M5S. “Nel novembre del 2018, una sentenza della Corte di giustizia europea ha stabilito che lo Stato italiano deve riscuotere l’Ici non versata dalla Chiesa Cattolica tra il 2006 e il 2011 in virtù di una deroga concessa dal governo Berlusconi, successivamente ritenuta irregolare”, ricorda Grillo. Il Vaticano è proprietario di “strutture” che “portano alle casse della Chiesa 620 milioni di euro all’anno dall’Imu non pagata”.

“Giusto tassare i beni immobili della Chiesa? Sì, lo dice pure una sentenza Ue”

“La questione può essere così riassunta – si legge nel post – è giusto che i beni immobili della Chiesa, presenti sul territorio nazionale, siano sottoposti alla stessa tassazione a cui sono sottoposti anche tutti gli altri immobili di proprietà di privati cittadini? Aldilà di come uno la possa pensare, anche alla luce della recente sentenza Ue, la risposta è chiara. Sì”. Grillo fa presente che “al momento della sentenza della Corte di giustizia però, era in carica il governo Conte I che, si dice, non fece nulla perché la Lega (con la sua ostentazione di crocefissi e rosari) non intendeva mettersi ‘contro’ la Chiesa. Come se chiedere il pagamento di tasse dovute fosse un atto vessatorio”, ricorda.

Patrimoniale, Grillo attacca i “cattocomunisti” nel governo

Neanche il Conte bis però è intervenuto sulla questione. E per Grillo la colpa sarebbe dei “cattocomunisti”. “Il perché quella proposta sia rimasta sepolta nei cassetti di Palazzo Madama resta incerto”. “Forse, come qualcuno sostiene, i tentennamenti del Pd che su questo tema (come per l’eutanasia) sembra dominato in modo inquietante dalla componente cattolica hanno svolto un ruolo decisivo“, è l’accusa del garante del M5S.

“Sta di fatto che ad un anno di distanza e col mondo totalmente stravolto dal Covid, quei soldi tornerebbero utili per un sacco di altri interventi più urgenti e non più prorogabili. Per quanto ancora il ministero dell’Economia può continuare ad infischiarsene della sentenza dell’Unione europea?“, si chiede Grillo.

Il 9 dicembre la maggioranza rischia di andare sotto 

Al di là dei soliti toni da oracolo, da detentore della scienza infusa, le parole del comico genovese mettono nei guai Conte e Pd, alle prese con il M5S spaccato sul Mes. Il 9 dicembre il Parlamento dovrà votare la riforma del Meccanismo Ue e il no di Grillo potrebbe convincere altri “duri e puri” tra i pentastellati a votare contro. A quel punto la maggioranza potrebbe andare sotto. Un bel problema per Conte, con i 5 Stelle allo sbando e i dem sul piede di guerra.

Adolfo Spezzaferro

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