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Roma, 15 lug – Niente revoca. Dopo un Consiglio dei ministri fiume durato fino all’alba il governo giallofucsia trova l’accordo sul nodo Autostrade e decide di non revocare la concessione all’azienda controllata dal gruppo Atlantia, di proprietà dei Benetton. Secondo l’intesa raggiunta, frutto di una durissima trattativa con Aspi – che nel corso della nottata ha inviato 4 lettere al governo con varie controproposte per evitare la revoca – Cassa depositi e prestiti entrerà nel capitale di Autostrade, che di fatto diventerà una public company. Quindi alla fine non è passata neanche l’ipotesi del commissariamento, il governo ottiene dai Benetton un loro lento (da 6 mesi a un anno) e graduale ritiro dal controllo azionario di Aspi. La revoca – a quanto riferiscono fonti del governo – è stata minacciata dal premier Giuseppe Conte soltanto per strappare un accordo con i Benetton che, nell’ultima lettera inviata nella notte, “hanno accettato le condizioni” (anche perché molto meno pesanti rispetto all’uscita immediata e totale da Aspi). “Ci siamo: Aspi sembra aver accolto tutte le richieste del governo. Se non rispettano gli impegni presi questa notte e che sono la base per l’intesa finale, sarà revoca“, affermano infatti fonti governative al termine del Cdm.

Cdp socio di maggioranza entro e non oltre il 27 luglio

Nel dettaglio, a quanto apprende l’AdnKronos, il governo ha dato mandato a Cassa depositi e prestiti di avviare il negoziato per entrare nell’assetto azionario di Aspi, di cui Cdp diventerà socio di maggioranza entro e non oltre il 27 luglio. “A Cdp diamo un mandato – riferisce una fonte di governo di primo piano – per definire il percorso di uscita dei Benetton”. Mandato anche ai “ministeri dell’Economia e dei Trasporti per concludere una transazione” sul dossier Aspi “riportando la concessione in equilibrio giuridico ed economico”. L’accordo prevede l’uscita progressiva dei Benetton, prima scendendo al 10-12% dell’azionariato, poi con un’ulteriore diluizione in coincidenza con la quotazione in borsa di Aspi, con una presenza dello Stato forte assieme a un’alta quota di azionariato diffuso, fino al 50%, che consentirà l’ingresso di nuovi soci e la riduzione ulteriore della presenza di Atlantia nella società. Una volta sotto la soglia del 10%, i Benetton saranno fuori dal Cda: è questo che a quanto pare dovrebbe aver convinto i 5 Stelle, che invece chiedevano la revoca della concessione o l’uscita totale di Atlantia da Aspi.

Gli altri punti dell’accordo

Il risarcimento per il crollo del ponte Morandi resta, come già fissato nella proposta della scorsa settimana, di 3,4 miliardi di euro. Nel complesso, ci sarà una revisione complessiva della concessione, dai risarcimenti alle tariffe (che saranno abbassate). Resta inoltre la modifica dell’articolo 35 del decreto Milleproroghe che riduce da 23 a 7 miliardi l’indennizzo in caso di revoca – condizione non trattabile per Conte e sui Aspi riferirà nei prossimi giorni -, così come resta il diritto di recesso, per il futuro, in caso di gravi inadempienze del concessionario risarcendo solo gli investimenti non ammortizzati.

Italia Viva si è schierata apertamente contro la revoca

Sul fronte politico, lo scontro nella maggioranza è stato molto aspro (anche se come avevamo previsto la revoca non è mai stata presa in considerazione). Italia Viva si è apertamente schierata contro la revoca e, almeno secondo un retroscena del Sole 24 Ore, avrebbe messo sulla bilancia della trattativa la possibilità di non votare in Aula per il ritiro delle concessioni ai Benetton. Ipotesi che avrebbe pesato sulla decisione finale di non procedere con la revoca. Il M5S dal canto suo si accontenta e chiede rassicurazioni sulla progressiva uscita dei Benetton da Aspi. Ma per i grillini è una sconfitta: l’accordo finale strappato ad Atlantia non contempla nessuna delle richieste fatte dai 5 Stelle.

E il giorno dell’inaugurazione del nuovo ponte di Genova, i Benetton saranno ancora dentro Aspi, qualsiasi cosa proverà a dire Conte per minimizzare di fronte ai familiari delle 43 vittime del crollo del ponte Morandi.

Adolfo Spezzaferro

5 Commenti

  1. era prevedibile immagino.
    ma non mi piace per niente:
    in questo modo i benetton hanno “ciucciato” autostrade investendo pochissimo nella rete (che adesso ha bisogno di manutenzioni pesanti e costose)
    e adesso se ne escono vendendo le azioni,quindi con un guadagno (oltre ai pedaggi di tutti gli anni passati)
    e SENZA pagare i costi della mancata manutenzione,
    che immagino dovranno assumersi cdp e azionisti (quindi tutti noi)

    è la solita storia,alla fine…con i privati che statalizzano le perdite e privatizzano gli utili.

    ….
    e c’è anche un’altra cosa,che NON mi piace per niente:
    l’azionariato diffuso,DEVE essere MOLTO diffuso,e limitato ai soli cittadini italiani:
    dieri max un milionesimo,a persona fisica o società:
    perchè se no andrà a finire che il grosso della ciccia rimasto dopo la statalizzazione di autostrade,
    finirà in mani estere,portando soldi FUORI DALL’ITALIA e non dentro.

    e infine,
    visto che siamo in epoca di grandi manovre,
    TROVATE UN MODO DI SCARICARE SUI CARBURANTI i costi dei pedaggi:
    (e anche il bollo automobilistico,già che ci siamo)
    cosi aumenteranno di pochi centesimi al litro,massimo 5\10….
    ma tutti noi italiani ci eviteremo perdite di tempo ai caselli,
    e contemporaneamente faremo pagare autostrade e bolli ANCHE agli stranieri,alla pompa.

  2. Mi pare di aver capito che comunque i Benetton continueranno a guadagnare anche se di meno ma che hanno imposto la manutenzione extra “che devono pagare loro” se ho capito bene… Il fatto cmq che siano ancora dentro non mi piace, io li avrei esclusi completamente dai guadagni e gli avrei imposto tutta la manutenzione che manca fino adesso e che non hanno mai fatto!

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