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Palermo, 5 giu – Secondo l’enciclopedia Treccani, per genocidio si intende la «sistematica distruzione di una popolazione, una stirpe, una razza o una comunità religiosa». Ora, che cosa c’entri tutto questo con le migrazioni volontarie di africani che attraversano il Mediterraneo a proprio rischio e pericolo, non è dato sapere. Eppure, il sindaco (piddino) di Palermo Leoluca Orlando è proprio in questi termini impropri che ha definito le morti in mare dei clandestini. Conferendo la cittadinanza onoraria di Palermo alla Ong tedesca Sea Eye, infatti, Orlando ha dichiarato: «Dare la cittadinanza onoraria a questa ong è un richiamo all’Europa a non girarsi dall’altra parte, e dar vita ad un RECS, un servizio civile europeo, che metta fine ad un genocidio del quale gli egoismi saranno condannati dalla storia come la storia ha condannato il genocidio nazi-fascista».



Orlando sa dei traffici della Sea Eye?

Anche al netto dell’italiano traballante («un genocidio del quale saranno condannati»), che comunque stona in un comunicato istituzionale, è evidente che Orlando si nutre di una retorica immigrazionista senza scrupoli. Una retorica che, peraltro, viene spettacolarizzata in tutte le forme. Come ieri pomeriggio a Palazzo delle Aquile, dove Orlando ha appunto insignito della cittadinanza di Palermo la controversa Ong tedesca Sea Eye con tanto di diretta Facebook. E con tante grazie di quegli stessi «umanitari» che se ne sono sempre infischiati delle leggi e delle direttive dello Stato italiano.

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Lega: «Sindaco dall’ego patologico»

A protestare contro questa evidente messa in scena, ci ha pensato tra gli altri Alessandro Anello, segretario palermitano della Lega: «La cittadinanza onoraria di Palermo conferita dal sindaco Leoluca Orlando all’equipaggio della nave Sea Eye è l’ennesima triste provocazione di un primo cittadino dall’ego patologico che utilizza il suo ruolo istituzionale solo e soltanto per farsi pubblicità sfruttando il tema dell’immigrazione nel penoso tentativo di apparire buono e accogliente agli occhi dell’opinione pubblica nazionale e internazionale. Ci vuole un bel coraggio a parlare di diritto alla vita se sei il sindaco di una città dove nel più grande cimitero, i Rotoli, 850 bare giacciono senza una degna sepoltura dai primi mesi del 2020. Pontificare sui diritti dei vivi ma essere al tempo stesso un primo cittadino che non riesce neanche a seppellire i morti. Chi non rispetta la morte può avere rispetto della vita? O quanto meno, a che titolo ne parla? Una cosa è certa – ha concluso Anello – Orlando non ha più nessuna credibilità politica: non ne ha per fare il sindaco di Palermo, meno che mai per parlare di vite da salvare».

Elena Sempione

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