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Roma, 6 ott – Il governo giallofucsia non ha soltanto problemi di credibilità, rischia pure di spaccarsi all’interno. Tra i parlamentari di Pd e M5S crescono soprattutto i timori per uno strappo di Matteo Renzi, ago della bilancia imprescindibile per tenere in piedi un esecutivo che si regge soltanto sulla paura cronica di tornare al voto. Quanto dichiarato dal vicesegretario del Pd, Andrea Orlando, denota però un nervosismo ancora più marcato. “Non è che se un ultimatum lo lanci dal Papeete è peggio che se lo lanci dalla Leopolda: non vanno lanciati, sennò si sfascia tutto”.

Così Orlando, durante la festa conclusiva di Dems a Rimini, ha voluto bacchettare Renzi, paragonando le sue frecciate, rivolte in primis al primo ministro Giuseppe Conte, agli ultimatum lanciati da Matteo Salvini al M5S. Secondo il vicesegretario del Partito Democratico, “chi mette in discussione la tenuta di questo governo, mette in discussione la tenuta della democrazia liberale del Paese”. Accuse piuttosto pesanti nei confronti dell’ex premier, che ieri aveva incalzato via Facebook: “Italia Viva studia le carte, lancia proposte, trova coperture… Noi non siamo contro il Governo, anzi: ma noi siamo contro l’aumento delle tasse. E lo abbiamo spiegato bene”.

La campagna acquisti di Renzi

Renzi di fatto non perde occasione per criticare l’operato del governo giallofucsia, neanche fosse all’opposizione. Un modo, verosimilmente, per aumentare il proprio consenso, far passare la sua linea e al contempo sottrarre visibilità al Pd. “Noi – ha dichiarato Orlando – non vogliamo fare quattro campagne elettorali parallele, noi vogliamo cambiare l’Italia e per cambiare l’Italia non si fanno ultimatum, interviste a distanza, non si dice ‘devi fare questo altrimenti’...”. Eppure il partito dell’ex sindaco di Firenze continua a sottrarre pedine ai dem. Ieri, ad esempio, un’altra senatrice del Pd, Annamaria Parente, è passata a Italia Viva. Il partito di Renzi è salito adesso a quota 17 senatori. Una grana non da poco per l’esecutivo giallofucsia, perché oltretutto la sensazione è che siamo soltanto alla fase embrionale di uno tsunami politico.

Eugenio Palazzini

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