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bce draghi governoRoma, 13 mag – Stallo sulla legge elettorale. Stallo parlamentare. Stallo politico. Chi cresce nei sondaggi si affretta a lanciare qualche dichiarazione in grado di infastidire il proprio elettorato, onde evitare il fardello della vittoria secca. Ed anche nel 2018 nessuno vorrà prendersi la responsabilità di governare: grande coalizione obbligatoria con il Pd neodemocristiano fulcro della stagnazione. Il resto è opposizione elettorale, fra il ridicolo e lo spaurito.

Il motivo è semplice. Nell’anno che verrà, il mandato di Mario Draghi alla guida della Bce andrà in scadenza. Termine ultimo ottobre 2019, ma si sa, i mercati e gli speculatori giocano in anticipo sulla base delle aspettative. Alla successione è previsto, quasi certamente, un tedesco. Tradotto: addio Quantitative Easing, addio tassi sotto zero, addio partita di giro sulle obbligazioni del debito italiano e degli altri indebitati. La prospettiva è di quelle piuttosto fosche, con la Bce non più decisa a difendere il debito dei Piigs, e lo spread costante sopra quota 350, la ricetta politica economica indotta sarà quella già vista con il governo Monti: iperfiscalità, tagli alla spesa, stagnazione, una probabile risalita dei prezzi ed un ulteriore crollo del potere di acquisto dei salari. Insomma, la ricetta greca è servita.

E’ chiaro che nessuno vorrà trovarsi al governo con la responsabilità di gestire il fallimento tecnico del nostro paese, senza nemmeno poter elargire paghette amicali capaci di mantenere il sistema clientelare da prima repubblica sin qui sopravvissuto, visti i paletti europei messi addirittura in costituzione. Da Bruxelles a Roma, l’establishment si sta preparando ad anni di amministrazione controllata, di commissariamento politico e di dismissioni eccellenti. Da tutto questo potrebbe nascere la lotta per la Sovranità europea.

Giacomo Petrella 

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1 commento

  1. “… potrebbe”. E’ solo un pio desiderio! Il voto francese dimostra che il gregge continuerà a seguire il pastore verso il baratro.

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