Roma, 17 set – Sta ancora tenendo banco lo scandalo che ha suscitato Laura Pausini, crocifissa dai soliti noti per essersi rifiutata di cantare Bella ciao. Al di là del merito della vicenda, che interessa solo gli amanti del gossip, il caso Pausini ha almeno avuto il pregio di riaprire una ferita in realtà mai sanata: l’assenza (vera o presunta) di artisti di destra. Visti anche i luoghi comuni che continuano a girare in merito, è opportuno fare un paio di riflessioni.

La domanda della Meloni

A lamentarsi dell’attacco alla Pausini è stato il personaggio più colpito in questa campagna elettorale dagli intellettuali (veri o presunti) di sinistra: Giorgia Meloni. «È possibile che un partito stimato al 27% non abbia nemmeno un sostenitore nel mondo dello spettacolo?», si è domandata retoricamente la presidente di Fratelli d’Italia durante un recente comizio a Catania. La Meloni si risponde con un’altra domanda: «È perché dichiarare simpatie di destra gli impedirebbe di lavorare nel mondo dello spettacolo? È questa la democrazia?».

Ora, la Meloni – nella stessa frase – dice una verità e una menzogna. Sì, è verissimo che gli artisti di destra tacciono le loro simpatie politiche per paura di giocarsi la carriera. Ma non è un problema di «democrazia», come suggerisce vittimisticamente l’aspirante presidente del Consiglio. Il problema vero è un altro, e lo riassumiamo così: gli artisti non si schierano a destra perché, semplicemente, la destra non si schiererebbe mai con loro. Hai voglia, insomma, a piangere e ad attaccarsi alla gonnella di mammà. La verità è che sono decenni che la cosiddetta «destra» se ne infischia della cultura. E ora ne paga giustamente lo scotto.

Gli artisti e la destra

Per carità, la Meloni stava parlando a un comizio, non a un convegno, e quindi ci sta che giochi la carta vittimistica, che all’elettorato destrorso piace da morire. Eppure, astraendoci dal contesto in cui la frase è stata pronunciata, il problema rimane. La domanda giusta, infatti, sarebbe: perché gli artisti di destra, se si schierano, perdono il posto e compromettono la loro carriera? La risposta non è affatto «perché la sinistra è cattiva e antidemocratica». La sinistra italiana fa benissimo a sostenere i suoi intellettuali e a snobbare quelli avversari. Del resto, fare il contrario sarebbe da masochisti o da imbecilli. Allora la risposta giusta alla domanda posta dalla Meloni è: «perché la destra non muoverebbe un dito per difenderli, sostenerli e promuoverli». Altro che pianti e tarantelle.

Contrariamente a quanto si crede, a destra è pieno di intellettuali, pensatori e artisti di assoluto valore. Solo che la gente non li conosce. E perché non li conosce? Perché la «destra politica» non li promuove. O sostiene vecchie glorie che non hanno nulla perdere (Iva Zanicchi, Gigi d’Alessio, la stessa Pausini ecc.), oppure esalta gli intellettuali di sinistra che, almeno una volta, danno ragione alla Lega e a Fdi. Quante volte la Meloni e Salvini hanno condiviso in pompa magna una dichiarazione di un Massimo Cacciari che faceva loro gioco? Innumerevoli. Quante volte hanno rilanciato il libro di un loro pensatore, la canzone di un loro protetto, la riflessione di un loro intellettuale? Si contano sulle dita di una mano.

Per farla breve, il punto è questo. Ogni artista, anche il più sconosciuto, sa bene che una strizzata d’occhio a sinistra può spalancare molte porte, perché il Pd e i suoi accoliti farebbero le barricate per difenderlo. Un ammiccamento a destra, invece, può costare una carriera, perché Fdi e Lega sarebbero pronti a scaricarlo alla prima avvisaglia di guai (titoloni sull’Espresso, puntate terroristiche di Formigli ecc.). Insomma, a un artista chi glielo fa fare di schierarsi a destra? Nessuno, appunto.

Quale egemonia?

Anche la carta del vittimismo, francamente, ha stufato. La famigerata «egemonia culturale di sinistra» è la proverbiale foglia di fico. I cosiddetti pensatori di sinistra sono di una pochezza intellettuale imbarazzante: non ci sono più i Pasolini e i Norberto Bobbio, ma gente del calibro di Michela Murgia e Chiara Ferragni. Aveva ragione da vendere Enrico Ruggeri quando ha chiesto – lui che nelle sue canzoni ha trattato temi politici delicatissimi con tatto e profondità – di non essere paragonato ad artisti mediocri come Elodie: «Non accetto di essere accomunato a persone che non hanno mai scritto un verso di una canzone e che, come massima espressione artistica, hanno avuto rime come Margarita/granita, non me lo merito», ha scritto a ragione sui social.

Insomma, il tempo del vittimismo è finito. L’inconsistenza intellettuale della sinistra è oggi più chiara che mai. Rimangono solo le casematte del potere, le rendite di posizione, una lista infinita di privilegi ormai scaduti. Se la destra vuole davvero creare una contro-egemonia, deve solo avere il coraggio di sostenere i suoi pensatori e di pestare parecchi piedi. Il coraggio, appunto. Quello o ce l’hai, oppure non te lo puoi dare. Il vero dramma è tutto qui.

Valerio Benedetti

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3 Commenti

  1. Ci sono anche gli artisti di Destra che odiano la Meloni o non la appoggiano.. e per me sono la maggior parte. La destra non è solo liberismo.. anzi.. la Meloni da chi è sostenuta? Per esempio: Da articolisti atlantisti- pro guerra e pro liberismo come quelli dell’ultimo articolo di Libero, nel qusle nel delirio(ma mostrano benissimo le loro idee politiche) la paragonano alla Thatcher.(lo dicono molti suoi fan e non io!!). il Thatcherismo è solo un mondo della destra.. in Italia viene confuso con la destra nel totale in questi anni..
    Ci sono gli artisti di destra che non approvano la sua politica. Sostenuta anche a sinistra da alcuni renziani pro Arabia Saudita sui diritti dei lavoratori.. ma anche qui.. non rappresentano tutte le menti di destra.
    Già e il vittimismo.. del dire è una donna quindi ha sempre ragione?(un’altra vokta sono loro a paragonarla alla Thatcher)Quante volte lo leggete anche nei commenti dei canali di destra pseudoliberista su Youtube? ..simil carfagnesco (ricordano la Carfagna berlusconiana in questi dscorsii alcuni suoi fan..) anche questo.. non è la cultura della destra.. è solo una parte della destra.. rappresentata forse da alcune donne conservatrici americane.. ma non da tutte le donne e tantomeno da tutta la destra. Se ricordate bene, una buona parte della destra anzi si opponeva a questo.. e l’atlantismo per forza di certi suoi sostenitori? Idem.. anche questo non rappresenta tutta la destra.. potrei andare avanti per ore. È il mio parere

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