Matteo Renzi elicotteroRoma, 3 mar – Scoppia la polemica – stavolta, va detto, un po’ insensata – sull’elicottero di Matteo Renzi. Nessuno avrebbe fatto caso al mezzo utilizzato dal premier, in verità, se il maltempo non avesse costretto il velivolo, che trasportava Renzi da Firenze a Roma, a un atterraggio fuori programma nei pressi di Arezzo, a Badia al Pino.

Illeso l’equipaggio, la scorta, Renzi e anche il sottosegretario Luca Lotti che lo accompagnava. Il premier ha proseguito il viaggio in auto con la scorta. L’atterraggio, avvenuto intorno alle 8.30 di ieri, è stato inizialmente giustificato con un’avaria a bordo. Poi la nuova versione, che parlava esclusivamente di maltempo. L’elicottero è atterrato all’interno di un campo sportivo privato di proprietà della società Victoria spa Beauty and Fitness, che ha sede in viale Michelangelo 11 a Badia al Pino, nel comune di Civitella della Chiana, a poca distanza dallo svincolo dell’autostrada A1. Come ha precisato Davide Grazzini, titolare della struttura, l’elicottero si è fermato in un campo di calcio a sette con erba sintetica.

Fratelli d’Italia e Grillo attaccano, in più d’uno cita gli spot filo-sobrietà di Mattarella, che ha mostrato nei giorni scorsi di muoversi con voli di linea e tram. Palazzo Chigi ha tuttavia spiegato che Renzi ha utilizzato l’elicottero per motivi di sicurezza che, in questo momento, si applica al più alto livello per il premier e che si è trattato di un volo di Stato, disciplinato dalla legge.

Per una volta la polemica appare sterile: se il presidente del Consiglio italiano non si può muovere in elicottero, chi può farlo? Il pauperismo propagandistico di Mattarella, ricalcato dallo stile pseudo-francescano di Monti, è solo una truffa: concentrarsi sull’esteriorità, sul risparmio di qualche centinaio d’euro di carburante, volere per la propria nazione un’immagine stracciona esattamente come ci vedono all’estero fa parte di quell’equivoco antipolitico che tanti danni ha fatto in questi ultimi anni, canalizzando in critiche moralistiche un malessere verso la classe politica che avrebbe meritato di essere interpretato alla luce di ben altre battaglie.

Giuliano Lebelli

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