Matteo SalviniRoma, 3 mar – Un pazzo, un avventurista, un estremista. Tutti contro Matteo Salvini, che il patto con Berlusconi, che sarebbe una scelta così logica e “responsabile”, proprio non lo vuol fare. O almeno non a qualsiasi costo: se alleanza ci dev’essere, sarà alle sue condizioni. Condizioni che sembrano essere al di là di un Rubicone che Berlusconi non pare aver intenzione di attraversare, almeno per ora.

Questa testardaggine, questa ostinazione viene compresa poco e male da politici e analisti, che di fronte al fenomeno Salvini appaiono spiazzati e tutt’al più sanno inventarsi categorie come quelle del “rifondatore del centrodestra” etc.

In realtà la parte migliore, più innovativa e forse anche un po’ rivoluzionaria del progetto salviniano è proprio quella di dar vita a un progetto post-ideologico, che vada alle cose stesse, che punti dritto ai problemi, che vada oltre le categorie di destra e sinistra.

Il suo modello dichiarato è Marine Le Pen. La leader del Front national è oggi il primo partito di Francia, ma è soprattutto il primo partito operaio: sfonda nei sindacati di sinistra, nelle periferie, tra i “piccoli banchi” che non hanno rappresentanza in Parlamento o nei media. Il suo programma è un vero attacco alla globalizzazione, mentre nei confronti degli avversari (del sistema “Umps”, cioè Ump + Ps, destra moderata e socialisti) non fa concessioni.

Salvini ha in testa una cosa del genere. In piazza del Popolo ha fatto parlare le categorie, gente normale, rappresentanti dell’Italia reale, non mediatica. Uniche eccezioni, la Meloni, che però rappresenta un’incognita (parla a nome di se stessa o del suo partito? Sta con Salvini o anche con Berlusconi?) e Sovranità, che però non è un partito nel senso classico del termine ed è un’esperienza che parte dalle lotte dei comitati di quartiere, nonché dall’esperienza militante e metapolitica di quello che è il principale soggetto al suo interno, ovvero CasaPound.

La “Cosa” salviniana è un cantiere aperto, che non intende riproporre le solite ammucchiate, che se ne frega della “casa comune dei moderati” e altre formule simili. Il tentativo di basare la vita politica italiana su un bipolarismo all’anglosassone è fallito: ora esiste il partito unico renziano, che assorbe tutte le velleità “responsabili”, e al suo opposto il polo del popolo. Il successo di Salvini si misurerà sulla sua capacità di saper incarnare questa speranza.

Adriano Scianca

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