Roma, 18 gen – Monica Rossana Bellini, commercialista della famiglia di Antonio Panzeri, è stata arrestata dal nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza di Milano e dall’aliquota di polizia giudiziaria della stessa Gdf. La donna è finita in manette su un mandato di arresto europeo emesso dai giudizi del Belgio nell’ambito dell’inchiesta sul Qatargate. Si allarga dunque l’euroscandalo, con la commercialista dell’ex europarlamentare di sinistra – prima del Pd e poi di Articolo 1 – arrestata.

Ricordiamo che dubbi sulla posizione della commercialista di Panzeri, erano stati sollevati già nei giorni scorsi dal giornalista de Il Giornale Luca Fazzo, durante la trasmissione Fuori dal Coro.

Arrestata la commercialista di Panzeri: le accuse

Pesantissime le accuse nei confronti della commercialista, che tra gli incarichi vanta anche quello di membro del collegio sindacale di Milanosport: è accusata di associazione per delinquere, corruzione e riciclaggio. La Bellini era già stata perquisita nelle scorse settimane dalla Guardia di finanza, coordinata dall’aggiunto Fabio De Pasquale, sempre su richiesta dei magistrati di Bruxelles. La donna ricopre peraltro moltissimi incarichi come revisore dei conti in società a partecipazione pubblica e in diversi comuni della provincia di Milano.

Stando a quanto riferito dal Corriere della Sera, la donna è accusata di far parte della rete di Antonio Panzeri e sarebbe coinvolta nel riciclaggio di denaro incassato da Qatar e Marocco. La commercialista, a quanto si apprende arrestata nella giornata di ieri, si trova adesso nel carcere di San Vittore, con la Corte d’appello di Milano che dovrà decidere se consegnerla alle autorità del Belgio.

Panzeri ha deciso di collaborare con i giudici

Sempre nella giornata di ieri, l’ex eurodeputato Panzeri ha firmato un accordo con la procura federale belga, impegnandosi a collaborare con la giustizia. L’accordo sottoscritto, stando a quanto riferito dalla procura di Bruxelles, prevede “la reclusione, una multa e la confisca di tutti i beni finora acquisiti, stimata attualmente in un milione di euro”. Secondo la stessa procura “è la seconda volta nella storia giuridica belga, dall’introduzione della cosiddetta ‘legge sui pentiti’ (sull’esempio della legge italiana riguardante le indagini di mafia, ndr)” che un procedimento si conclude “con la firma di un memorandum”.

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La Redazione

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