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Alessandro Solidoro, dimissionario presidente dell’Ama

Roma, 2 set – Altro colpo di scena nella politica romana. Dopo la revoca del capo di gabinetto Raineri e le dimissioni dell’assessore al bilancio Minenna, è un fuggi fuggi generale da Virginia Raggi, che perde anche alcuni alti dirigenti delle partecipante più sulla graticola in questi ultimi anni: l’Ama, concessionaria del servizio igiene urbana, e l’Atac, la municipalizzata dei trasporti. Ad abbandonare la nave in mezzo ai marosi sono Alessandro Solidoro, che di Ama è (era) amministratore unico, insieme a Marco Rettighieri e Armando Brandolese, rispettivamente direttore generale e amministratore unico di Atac.



Alla base della decisione – la quale peraltro sarebbe sintomo dei pessimi rapporti in giunta e fuori, dato che il dimissionario Minenna aveva la piena delega, su mandato della stessa Raggi, sulle società controllare dal Campidoglio – ci sarebbero divergenze sui passi da adottare per risanare le due società. “La motivazione che ci ha convinto a dimetterci è stata il fatto che noi da tempo siamo in difficoltà finanziarie. È stato negoziato un contratto di finanziamento con le banche basato su un piano industriale che guarda fino al 2019. Uno dei pilastri era la previsione di dismissione di alcuni immobili non strumentali che avrebbe portato una serie di benefici per 95 milioni. Ci autorizzava una delibera del 2011. Così avremmo potuto restituire i finanziamenti entro il 2019. Ma la nuova amministrazione ci ha detto che era del tutto contraria. E questo ci ha messo in crisi perché il piano non era sostenibile“, denunciano i due dirigenti di Atac, che in passato avevano anche lamentato ingerenze da parte dell’assessore ai trasporti Linda Meleo in merito alle nomine interne all’azienda. Spiccava, fra essi, il caso di Federico Chiovelli, ingegnere responsabile della ferrovia Roma-Viterbo, rimosso da Rettighieri. Problema: Chiovelli è un simpatizzante del M5S, tanto che il suo allontanamento aveva scatenato qualche mal di pancia, con l’assessore apparentemente più impegnata a difendere i propri uomini che non il piano di rilancio.  Più stringate le motivazioni di Solidoro, che parla invece di semplice “venir meno delle condizioni per l’incarico affidato”.

Non che l’abbandono di dirigenti di partecipate fin qui non proprio immacolate nella gestione industriale (Ama e Atac, specialmente la seconda, sono veri e propri buchi neri delle finanze cittadine) sia di per sé una notizia negativa. Almeno per Atac, dato che sia Brandolese che Rettighieri vennero indicati dalla non proprio felice amministrazione commissariale di Francesco Paolo Tronca. Discorso diverso invece per Ama, con Solidoro scelto di persona da Minenna, del quale decide evidentemente di seguire le sorti. E si vocifera già del possibile abbandono anche del neo direttore generale – voluto anch’esso sempre da Minenna – Stefano Bina. Perdendo un pezzo della giunta, escludendo la Raineri, la Raggi perde in un solo giorno quindi anche tre (quasi quattro) uomini di discreta importanza della squadra “tecnica” di governo della città.

Nicola Mattei

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1 commento

  1. Se fossi la Raggi scapperei in convento (non in quello di Marrazzo però, troppa roba), la faccia da suora c’è già.
    W

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