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Bruxelles, 14 mag – Se si votasse domani per il rinnovo del Parlamento, il centrodestra – o meglio, il destracentro – sfiorerebbe la maggioranza assoluta. Segno che tutto va bene? Non proprio. Perché i tre partiti della coalizione (Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia) rimangono ancora divisi su diverse questioni politiche, spesso anche decisive. Soprattutto in sede europea. L’ultimo pomo della discordia è rappresentato dal Recovery Fund, ma anche su altri dossier ci si è spesso divisi. Prendiamo il Mes: Salvini e la Meloni si sono schierati contro, mentre Berlusconi si è detto assolutamente a favore, schierandosi di fatto con il fronte globalista. Anzi, Silvio ha addirittura incolpato i sovranisti dei ritardi che hanno scandito le trattative. Cosa che, ovviamente, ha indispettito non poco gli alleati.

La spaccatura non è solo sul Recovery Fund

Ma non c’è solo il Mes. Anche i cosiddetti eurobond (o coronabond) hanno spaccato la coalizione. Stavolta, a votare all’Europarlamento con Pd e M5S, è stato il partito della Meloni, mentre Fi e Lega hanno opposto un secco «no» a quello che, ricordiamolo, è pur sempre un prestito, e quindi debito, sebbene comune. E ora, appunto, il destracentro si avvia alla votazione di domani sul Recovery Fund completamente diviso. Per chi se lo fosse perso, il Recovery Fund dovrebbe rappresentare la risposta di Bruxelles alla crisi economica post-coronavirus, laddove il Mes è stato pensato esclusivamente per le spese sanitarie. Naturalmente non c’è alcuna bozza definitiva in merito, ma le premesse – come vi abbiamo già spiegato – non sono affatto buone per l’Italia. Tutt’altro.

Ognuno per sé e Dio per tutti

Ad ogni modo, stavolta il destracentro è ancora più spaccato del solito. Non c’è più un «due contro uno», come nel caso di Mes ed eurobond, ma un «ognuno per sé»: Forza Italia infatti, rispondendo alla chiamata dei Popolari, molto probabilmente dirà , Fratelli d’Italia va verso l’astensione, mentre la Lega si posizione sul no. Ma entriamo nel merito: il Recovery Fund è stato proposto da una larga fetta di partiti dell’Europarlamento, ossia il Ppe (di cui fa parte Forza Italia), i Socialisti (a cui appartiene il Pd), Renew Europe (con Macron e Italia viva di Renzi), i Verdi e i Conservatori (a cui ha aderito Fratelli d’Italia). Tutti hanno quindi seguito l’ordine di scuderia, eccetto il partito della Meloni che – per non saper né leggere né scrivere – ha preferito una soluzione pilatesca. Anche perché, come ha spiegato Antonio Maria Rinaldi (Lega), il Recovery Fund «sarà una brutta copia del Mes». Difficile quindi per FdI giustificare un assenso al nuovo fondo a fronte del rifiuto del Mes. Insomma, c’è grande confusione sotto il cielo del destracentro. Tanto da far dubitare che questa coalizione abbia qualcosa in comune oltre all’avversione per la sinistra.

Valerio Benedetti

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