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Regionali/2: nel Partito Democratico si è aperta la resa dei conti

by Filippo Burla
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CONFERENZA STAMPA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DOPO L'INCONTRO CON L'ANCIRoma, 30 mag – Stando alle previsioni di Renzi, all’inizio doveva essere 6-1. Negli ultimi giorni è sceso ad un più prudente 4-3, infarcendo il risultato di retorica calcistica ricordando la famosa semifinale Italia – Germania del mondiale 1970. Basterà a cercare di pezzare la situazione?

Il Veneto non è mai stato in dubbio: vittoria netta di Zaia. Così come anche la Puglia -dove il centrodestra ha scelto l’opzione suicidio- le Marche, la Toscana e l’Umbria. Restano ancora da assegnare la Campania e la Liguria.

La sfida all’ombra del Vesuvio  ha fatto emergere tensioni latenti nel Partito Democratico. A dispetto dello svantaggio iniziale, infatti, l’attuale governatore Caldoro sembra aver recuperato terreno sullo sfidante. In secondo luogo, a seguito della presentazione della lista dei cosiddetti “impresentabili” -fra i quali spunta proprio il candidato alla carica di governatore Vincenzo De Luca, Renzi non le ha mandate a dire al presidente della commissione antimafia, quella Rosy Bindi mai appartenuta allo schieramento dei renziani: “Mi fa molto male che si utilizzi la vicenda dell’antimafia per una discussione tutta interna, per regolare i conti interni al Partito Democratico: l’antimafia è un valore per tutti, non può essere usata in modo strumentale”. Detta in altre parole: “Sulla legalità il Pd non accetta lezioni da nessuno”, come ebbe a dire lo stesso premier non più di tre giorni fa.

Timore anche per la Liguria, dove il candidato forzista Giovanni Toti sta capitalizzando la frattura della sinistra fra i candidati Raffaella Paita e il civatiano Luca Pastorino. Dallo staff di Renzi emerge non poca preoccupazione: anche qualora la Paita vincesse, potrebbe non avere la maggioranza per governare. Civati affonda il colpo: “Come si fa a sostenere una candidata entusiasta del Jobs Act, delle riforme, dell’Italicum, dello Sblocca Italia, tutte cose che non si sono votate in aula?”, ha tuonato dalle pagine del suo blog.

Nonostante le rassicurazioni del premier, per i democratici sarà difficile ripetere l’exploit che un anno fa portò il Pd a raggiungere il 40% alle elezioni europee.

Filippo Burla

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