Jean-Claude JunckerRoma, 19 gen – Nuovo livello dello scontro in atto fra Italia ed Unione Europea. O meglio fra Unione Europea e basta, dato che il governo italiano riesce a latitare anche laddove gli altri si sono distinti nell’affibbiare a Bruxelles le proprie colpe. Renzi ci ha provato, male, ed é finito più volte sbertucciato. L’ultimo giro di battute e controbattute é andato in scena ieri. Dalla Commissione Europea sono andati a briglia sciolta: “Uno dei problemi da risolvere con l’Italia é quello della comunicazione”, spiega un funzionario. Che poi cala l’asso: “A Roma manca un interlocutore“. Parole che pesano come macigni e gettano ombre sulla supposta volontà riformatrice delle istituzioni comunitarie da parte dell’esecutivo. E per un preciso motivo. Ogni decisione europea, nonostante l’impressione che venga calata dall’alto, é infatti frutto di settimane e mesi di discussione fra gli incaricati dei governi, che discutono su tutti i punti cercando la proverbiale quadratura del cerchio.

Forse la Commissione ha voluto dire che l’Italia é spesso assente o non offre alcun contributo? Visto come certe scelte – ad esempio il bail-in applicato in anticipo ai casi Etruria e le altre – sembrano imposte più che partecipate, il sospetto é più che lecito. Fatto sta che, di fronte ai tanti e delicati dossier aperti, Renzi e gli altri membri del consiglio dei ministri latitano. L’unico fronte sul quale sembrano essere impegnati sembra , per ora, solo quello della flessibilità: un po’ di margine sui conti per continuare ad accogliere indiscriminatamente masse di clandestini e godere di qualche zerovirgola di deficit in più per le spese correnti. Certo, anche queste fanno Pil. Ma la soluzione al tracollo della domanda interna richiede ben altro coraggio.

Filippo Burla

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