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Roma, 29 gen – Occhi puntati sul M5S che dopo il no di Renzi a un reincarico a Conte prima di un mandato esplorativo dovranno decidere se togliere il veto sul leader di Italia Viva. La mossa dell’ex segretario del Pd – che finora ha giocato una partita perfetta – è sul filo: nessun veto al premier dimissionario ma non si riparta subito da lui. Il senso è: prima si revochi ogni veto su Iv e allora arriverà il sì a un Conte ter, con il rientro alla grande dei renziani nella maggioranza. In tutto questo il Pd – che ha già aperto al leader di Iv – e il premier dimissionario – che ieri gli ha telefonato prima che salisse al Colle – sono aggrappati ai 5 Stelle e al loro sì a Renzi.



Renzi: “Pronti ad appoggiare un governo ma dobbiamo capire se vogliono o no stare con noi”

Ieri dopo che Iv e Pd sono saliti al Colle per le consultazioni, è risultato evidente che la crisi di governo è all’impasse. E sta a dem e 5 Stelle sbloccarla, visto che allo stato attuale – fallita l’operazione “responsabili” al Senato – la maggioranza non c’è. Renzi l’ha detto chiaramente: “Noi siamo pronti ad appoggiare un governo, ma questa proposta politica necessita il passaggio ulteriore di capire se vogliono stare o no con noi. Devono confrontarsi con noi, non con gli hashtag. Poi discuteremo delle persone. Io non vedo altra maggioranza politica che non contempli Italia Viva”.

Il leader di Italia Viva vuole un mandato esplorativo a una personalità super partes

L’alternativa a una nuova maggioranza giallofucsia, spiega il leader di Iv, è un governo istituzionale. Tuttavia, ribadisce, non vuole né le elezioni né che la crisi si protragga ancora a lungo. Da qui la richiesta a Mattarella di un mandato esplorativo a una personalità super partes (spunta il nome del presidente della Camera, il “compagno” Fico) fintanto che dem e grillini si decidano. In tutto questo, Conte vede allontanarsi ulteriormente Palazzo Chigi.

L’inutile telefonata di Conte a Renzi

A nulla è valsa la telefonata di Conte a Renzi in cui in mezz’ora ha cercato di convincerlo prima che salisse al Colle (e chiedesse un mandato esplorativo invece che il Conte ter). Ciò che divide il leader di Iv e l’ex avvocato del popolo oggi strenuo difensore della sua poltrona non sono questioni personali – chiarisce Renzi – ma “enormi questioni politiche”. Questioni sulle quali – va all’attacco – “abbiamo subito 15 giorni di fango”, solo perché “siamo stati gli unici a porre problemi di merito”.

Orlando (Pd): “Per riprendere Renzi in maggioranza bisogna capire se pone un veto su Conte o no”

Mentre i 5 Stelle – che chiuderanno le consultazioni oggi pomeriggio – tacciono, il vicesegretario del Pd Andrea Orlando sintetizza lucidamente lo stato della crisi. “Per riprendere Renzi in maggioranza bisogna capire se Renzi pone un veto su Conte o no, cioè se è vero quello che ha detto al Quirinale o se è vero quello che ha fatto uscire dopo sulle agenzie. Ma se con Renzi i numeri restano risicati, si continuerà a ballare e per questo vogliamo un allargamento della maggioranza. L’ultima parola naturalmente spetta a Mattarella ma ci sono più scenari e si rischia di rotolare ad elezioni“.

In sostanza, i dem puntano su Conte ma con una maggioranza il più possibile ampia, per non dover più subire ricatti dai renziani. A questo punto non è escluso che ci sarà un secondo giro di consultazioni.

Adolfo Spezzaferro

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