bscuolaRoma, 15 set – Ieri in  molte regioni si sono riaperte le aule scolastiche. Gli alunni avranno trovato banchi, lavagne e sedie ma ciò che saltava agli occhi di tutti era la carenza di personale: mancavano bidelli, segretari, personale tecnico e amministrativo, oltre che gli insegnanti.

A Milano mancano circa 1.800 docenti di sostegno, mentre nella città di Genova solo 50 insegnanti su 400 si sono presentati all’appello. Ma è un po’ in tutta Italia che la riforma della Buona scuola avviata dal Ministero dell’istruzione e caldeggiata con i soliti proclami da Renzi, ha prodotto risultati insufficienti.

Il trasferimento obbligatorio imposto agli insegnanti non è piaciuto. Molti docenti sarebbero stati costretti ad accettare una cattedra dall’altra parte del paese e per questa ragione si è assistito ad un vero e proprio ammutinamento con assenze che rischiano nel breve periodo di far collassare l’intero impianto scolastico.

Mancano i nuovi docenti, ma anche e soprattutto i supplenti (quelli già nominati sono a termine). Mancano i presidi (in 1.700 scuole non ve n’è nemmeno uno) e il personale tecnico che nei comuni più piccoli si traduce in una chiusura dell’istituto con buona pace dei genitori che vedono i propri figli tornare a casa. Mancano oltre 30 mila insegnati di supporto ad alunni con handicap e le associazioni che si occupano dei diritti delle persone diversamente abili sono già sul piede di guerra.

Non piace la Buona scuola renziana, ma non piacciono nemmeno l’idea del preside con poteri più estesi e i pagellini ai docenti che preannunciano scioperi e proteste per i prossimi giorni.

La Buona scuola ha in nuce il solito vizio di forma di tutte le altre precedenti e recenti riforme scolastiche: svilire l’educazione scolastica mutandola in un qualcosa di meno nobile e che si avvicina sempre più al metodo di gestione delle aziende private. Viene cioè richiesta la combinazione ottimale dei fattori produttivi attraverso l’impiego di tecniche manageriali efficaci. Una delle tante follie del liberismo sfrenato che stiamo vivendo in questi ultimi anni.

Profondamente diverso è l’oggetto sociale a cui è destinata una scuola che non potrà mai essere paragonata ad una fabbrica di scarpe.

L’istruzione soffre degli stessi mali e delle stesse inefficienze che colpiscono tutta la macchina statale italiana. Peccato che la Buona scuola doveva essere il banco di prova dell’Italia di Renzi che cambia verso.

Giuseppe Maneggio

 

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