Roma, 2 dic – Ormai si è ritirato dalla politica, ma probabilmente qualcuno a sinistra lo rimpiange. Stiamo parlando di Francesco Rutelli, ex sindaco di Roma (1993-2001) e ministro della Cultura (2006-2008). Intervistato da Libero, il leader della defunta Margherita mostra infatti molta più lucidità di tanti esponenti del Pd. Ricordando di aver spesso assunto posizioni impopolari all’interno della coalizione di centrosinistra, Rutelli rivendica di essersi messo contro il suo elettorato «l’ultima volta quando ho detto che se la sinistra non regola i flussi migratori finirà per perdere tutto».

«Stop al traffico di esseri umani»

Poi Rutelli si spiega meglio: «Da presidente del Copasir, dieci anni fa, fui autore del rapporto internazionale sul traffico di esseri umani come minaccia alla sicurezza nazionale, votato all’unanimità. La grande criminalità si annida lì, regolare i flussi è un prerequisito indispensabile; e la Ue negli accordi deve inserire i doveri internazionali di rimpatrio, occorre legalità per le strade». E ancora: «Ma è sbagliato solo preoccuparsi del momento dello sbarco, se dopo non si pensa a gestire l’integrazione. Tenga conto che parliamo sì di vittime che hanno attraversato il deserto libico, ma che pure hanno corrotto dei pubblici ufficiali pompando denaro illecito nelle arterie di un corpaccione già malato. Al fondo, tutta questa problematica non può ridursi a un fatto di polarizzazione politica».

Rutelli come Salvini

Sembra di sentire Salvini, gli fa notare l’intervistatore: «Guardi – risponde Rutelli – alcuni contenuti di Salvini possono essere condivisi, anche se li ha presentati in modo esasperato. Però serve partire dal concetto che non è che se uno è un avversario politico, tutto quello che ha fatto è necessariamente una merda. Serve essere leali con chi hai di fronte, ed evitare di trasformare i processi politici in castigo di Dio. Vale, certo, anche con e per Salvini». E infine, visto il conclamato fallimento di Virginia Raggi, gli si chiede se sia disposto a ricandidarsi a sindaco di Roma: «No, sono diventato per la prima volta deputato coi Radicali a 29 anni, ho fatto 25 anni di Parlamento, cinque volte alla Camera, una al Senato, una all’Europarlamento. Oggi non ne sento affatto nostalgia».

Vittoria Fiore

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