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Roma, 1 giu – “I reati d’opinione sono una follia da cancellare, se uno ha commesso un reato d’opinione può fare quel che vuole, non è come chi è stato condannato per mafia, peculato o corruzione”: questo è quanto ha risposto Matteo Salvini ai cronisti che gli chiedevano un commento sulla presenza nella lista degli impresentabili alle amministrative di Simone Di Stefano, candidato sindaco a Roma per CasaPound Italia, con la quale la Lega aveva avuto contatti prima del riavvicinamento di quest’ultima a Berlusconi. Quanto alla lista, si tratta, come avevamo detto, dell’elenco reso pubblico dalla Commissione Parlamentare Antimafia presieduta dalla piddina Rosy Bindi, la cui presenza di Di Stefano è dovuta ad un episodio relativo ad una manifestazione del 2013. Nel corso di quest’ultima infatti che il candidato si era arrampicato grazie ad una scala sul balcone della sede romana dell’Unione Europea, gettando via la bandiera simbolo dell’Ue.

La bandiera, poi restituita, era infatti costata a Di Stefano un paio di giorni in cella e, appunto, una paradossale condanna per furto, dopo le manganellate che erano state peraltro affibbiate ai militanti dai celerini intenti a caricare i giovani che lo aiutavano nell’azione. Matteo Salvini, dunque, ha tenuto a sottolineare l’insensatezza nella presenza di un reato simile, di natura politica e dovuta ad un gesto del tutto dimostrativo, nella lista della Commissione Parlamentare Antimafia, associando a questo atto persecutorio nei confronti delle opinioni, anche la notizia relativa al rifiuto da parte della Questura di Bologna di dare il permesso al presidio in programma giovedì pomeriggio in sostegno del candidato sindaco leghista del centrodestra, Lucia Borgonzoni.

Il rifiuto, infatti, secondo il segretario della Lega, sarebbe dovuto alle minacce dei centri sociali, che volevano occupare la piazza per impedirgli di parlare. Nell’occasione ha ribadito: “con loro è da un po’ che non ci sentiamo”, prendendo così in giro i cronisti “ormai in difficoltà perché non potete più chiedere come va con CasaPound”.

Emmanuel Raffaele

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