Roma, 24 set – Tacete, c’è il silenzio elettorale. Regola aurea di ogni elezione che si rispetti, mantra previsto per legge, totem del probo cittadino fattosi re per due canti del gallo. Ma il silenzio elettorale ha da qualche lustro un acerrimo nemico, trapunto di ritmi e algoritmi, corazzato di chiacchiericci incontrollabili dettati dalla frenesia social. Indomabile rete, mare popolato da galeoni di censori guardiani aggirati da liberi natanti di autoproclamatisi pirati. Il silenzio elettorale è quanto di più demodé si possa immaginare, proprio al tempo dell’ipercontrollo digitale. Nel dedalo virtuale imperversa la semplificazione martellante, ologrammatica illusione di contare e in fondo sperare di realizzare un gol in zona Cesarini. Obnubilati, siamo tutti Teseo senza filo di Arianna.

“Madonna che silenzio c’è stasera”

Parafrasando il capolavoro di Nuti, Madonna che silenzio c’è stasera, in rete – e in special modo sui social – chi tace non sta zitto, chi tace comunica in altro modo. Acconsente, nega, tifa, fa propaganda con i mezzi che può. Ultime battute di una volata di fine estate, straniante, grottesca, mai sperimentata prima. Imaginifico salmodiare un risultato che si dà per scontato (la vittoria del centrodestra), la crescita inattesa di qualche forza data per implosa (il M5S), l’avvento di possibili sorprese (il boom di Italexit, unica forza credibile “antisistema” che potrebbe superare il 3%), gli improbabili ribaltoni da festanti dell’unità (la remuntada del centrosinistra). Quel che è certo è che i sondaggi non hanno mai centrato esattamente l’esito reale del voto, vuoi per la troppa distanza temporale tra l’ultima stima consentita e il giorno delle elezioni, vuoi per l’intrinseco abbaglio statistico allorché vige il depistaggio discreto, a volte non dichiarato, dell’elettore. Eppure, qualcuno stapperà l’italico Prosecco, scoprendosi però alla guida di una nazione sull’orlo del baratro economico.

Silenzio elettorale, cos’è e come funziona. E per i social?

Veniamo però alle regole, quelle che ci sono e quelle che mancano. Il silenzio elettorale è disciplinato dall’articolo 9 della legge 212/1956. Al primo comma si prevede quanto segue: “Nel giorno precedente ed in quelli stabiliti per le elezioni sono vietati i comizi, le riunioni di propaganda elettorale diretta e indiretta, in luoghi pubblici o aperti al pubblico, la nuova affissione di stampati, giornali murali o altri manifesti di propaganda”. La stessa legge specifica che “nei giorni destinati alla votazione è altresì vietata ogni forma di propaganda elettorale entro il raggio di 200 metri dall’ingresso delle sezioni elettorali”. Dunque per tutta la giornata di oggi e in quella di domani, le forze politiche e i candidati non possono fare campagna elettorale.

La legge del lontano 1956 ha poi subito una modifica nel 1975, specificatamente all’articolo 9, in cui si prevede che nel giorno precedente e in quelli stabiliti per le elezioni è fatto divieto anche alle emittenti radiotelevisive private di diffondere propaganda elettorale. Si è quindi ampliato il campo delle restrizioni. E si prevedono anche sanzioni: “Chiunque contravviene alle norme di cui al presente articolo è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 103 a 1.032 euro”.

Un vuoto normativo

C’è però un vulnus, dovuto con tutta evidenza a un ulteriore aggiornamento mancato negli ultimi anni, riguardante internet e i social network. Un vuoto normativo che ha creato di fatto una zona franca, in assenza di veti specifici per quanto riguarda la propaganda su internet. Esistono soltanto delle linee guida dell’Agcom, relative alle piattaforme digitali, che risalgono alle scorse elezioni europee. La stessa Agcom, nel 2019, invitava a far rispettare il silenzio elettorale anche sui social network. Ci sono poi stati diversi tentativi di modificare la vigente legge, per estenderla appunto a internet. Tuttavia, nessuna di queste proposte è stata approvata dal Parlamento. In fondo, è giusto così, perché ormai parliamo di anacronismi stucchevoli e alcuni Paesi europei neppure lo prevedono, il silenzio elettorale. Intanto allora, tra una polemica e l’altra, il silenzio del silenzio elettorale, continua a far rumore.

Eugenio Palazzini

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