Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 23 gen – Via libera della Corte di Cassazione al referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari. Con un’ordinanza di oggi, l’apposito Ufficio centrale “ha dichiarato che la richiesta di referendum sul testo di legge costituzionale recante ‘modifica degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari’, sorretta dalla firma di 71 Senatori, è conforme all’art. 138 Cost. ed ha accertato la legittimità del quesito referendario dalla stessa proposto”. In parole povere si andrà al voto, con i cittadini chiamati a esprimersi contro il taglio dei parlamentari che lo scorso ottobre era stato approvato dalla Camera, riducendo i deputati a 400 dagli attuali 630 e i senatori a 200 dagli attuali 315. Nessun partito, a parte +Europa, si era detto contrario alla riforma. Adesso però tutto potrebbe essere ribaltato dal referendum.

Ecco quando si vota

La data delle urne? Ancora non si sa con esattezza, perché la convocazione spetta al Presidente della Repubblica che dovrà emanare un decreto “su deliberazione del Consiglio dei ministri”. Quest’ultimo verrà convocato a tal proposito entro 60 giorni a partire da oggi, ovvero dal giorno in cui è stata depositata l’ordinanza della Cassazione che si è espressa in seguito all’iniziativa di 71 senatori (tra questi un grillino) contrari a siffatta riduzione dei parlamentari. Di conseguenza entro due mesi Palazzo Chigi dovrà necessariamente scegliere in quale data convocare le urne, una decisione che dovrà essere presa in un periodo compreso tra il 50esimo e il 70esimo giorno successivo allo svolgimento del Consiglio dei ministri. Dunque si dovrebbe votare tra gli ultimi giorni di marzo e la prima domenica di giugno, un periodo coincidente con la campagna elettorale per le elezioni regionali di primavera.

Eugenio Palazzini

2 Commenti

  1. perdono tempo e soldi per niente:
    per come va il sentimento nazionale,
    qualsiasi referendum in merito si tradurrà
    una scontata debacle a favore del taglio.

    e già che ci siamo,anzichè pensare sempre e soltanto al loro tornaconto,
    perchè non si decidono a dare a noi cittadini la parola ultima su che tipo di legge
    elettorale vogliamo?
    che propongano due o tre opzioni diverse con l’unico comun denominatore di
    riportare il controllo di CHI VIENE ELETTO in mano ai cittadini…
    (proporzionale,maggioritario o corretto che sia)
    sviscerando bene sui media i pro e i contro di questa o quella opzione…
    dopodichè si portino a referendum costituzionale,si inserisca in costituzione quella vincente,
    E NON CI METTANO MAI PIU’ LE MANI.

  2. Ma perchè non si fa una legge che metta a carico degli organizzatori gli inutili quanto onerosi costi – come saranno questi, – che si verificheranno quando “stupidamente” vengono organizzati tali referendum.
    Basta dire…tanto pantalon paga.

Commenta