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238214-032-kOI-U43040895607022UeF-593x443@Corriere-Web-RomaRoma, 14 nov – Fascismo, nazismo, pogrom, xenofobia, sciacallaggio: in questi giorni la sinistra, con tutta la potenza di fuoco che essa possiede a tutti i livelli, si è arrampicata su molti specchi pur di non guardare in faccia ciò che stava accadendo nella borgata romana di Tor Sapienza e in tutte le Tor Sapienza d’Italia. Meglio, molto meglio affidarsi alla narrazione consolatoria sul ventre della Bestia immonda che è sempre fecondo.



Immaginando che in quel quartiere siano arrivati gli alieni (che sarebbero, beninteso, non gli immigrati, ma la solita estrema destra) tutto quadra: il problema viene da fuori, per il resto tutto va bene, madama la marchesa.

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Ovviamente non è così: è il loro mondo, così come lo hanno voluto, che sta implodendo sotto i loro occhi. Ma perché fanno così? Alcuni per un semplice riflesso classista: quello delle borgate è un mondo che non conoscono, che non amano, di cui sanno qualcosa mediante racconti letterari di terza mano e che apprezzano solo in chiave paternalistica. Il povero da comodino, insomma.

Sarebbe tuttavia ingiusto affermare che tutti quelli di sinistra sono ricchi snob che non prendono la metropolitana, vivono in centro e non sanno quanto costi un chilo di pane. Molti sono anche persone normali, che vivono nella stessa realtà di un popolo che tuttavia hanno deciso di non comprendere più per mera cecità ideologica. Si mettono, anzi, a fare le pulci alla massaia che, esasperata, va davanti alla tv e la spara grossa. Mio dio, signora, ma lei non conosce i numeri, non ha letto il rapporto Migrantes della Caritas, non conosce le teorie sociologiche sulla necessità dell’integrazione.

Ma come è potuto accadere che un’area politica che dell’attenzione alle contraddizioni del reale aveva fatto una bandiera filosofica sia finita così, a disprezzare davanti alla tv i pensionati che elaborano in maniera troppo primitiva un disagio e una rabbia che sono concreti e sanguinanti?

Girando per la rete, peraltro, si scopre come una parte dell’estrema sinistra abbia ben compreso la sconfitta culturale della sinistra che è intrinseca ai fatti di Tor Sapienza. In una analisi del collettivo Militant, per esempio – lo stesso che dopo l’aggressione di Bologna a Salvini ha elogiato la prassi della caccia all’uomo fascioleghista come esempio di pratica militante, articolo ovviamente ignorato da tutti i giornalisti che si impegnavano a sminuire e giustificare un attacco apertamente rivendicato in quanto tale – questo aspetto emerge con chiarezza.

L’articolo parla di “contraddizioni vere e presunte che potrebbero esplodere da un momento all’altro lasciandoci pericolosamente afoni di fronte a una destra che non aspetta altro che cavalcare il risentimento popolare in chiave razzista”. A prescindere dal solito alibi della “strumentalizzazione da destra”, la constatazione dell’impotenza del fronte progressista non poteva esser detta meglio.

Di fronte all’attivismo di altre realtà nel contesto della realtà difficile delle borgate, si legge ancora, “non riusciamo neanche più a pensare di essere noi ad andare in mezzo a quelle contraddizioni, a starci nonostante la merda che si respira in quel contesto”. Da qui la conclusione drammatica: “Per poter indicare una soluzione credibile e progressiva a quella gente non basta il dialogo, serve essere riconosciuti. Oggi noi, a Tor Sapienza, non lo siamo”. No, non lo siete. Chiedetevi il perché.

Giorgio Nigra

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