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Roma, 30 mar – Maggioranza spaccata tra chi, come la Lega, chiede di riaprire dove possibile il prima possibile ripristinando le zone gialle e chi, come il ministro Speranza, vuole tenere tutto chiuso fino al 30 aprile. Ieri dopo il vertice Stato-regioni, e le tante belle parole sulla “sincera” collaborazione e il “comune impegno” sul fronte del piano vaccini (qui i dati aggiornati sulla campagna), lo stallo non è stato superato. Anche tra i governatori sono in molti a chiedere di riaprire. Anche perché senza zone gialle non possono riaprire bar e ristoranti, tanto per fare un esempio. Il premier Mario Draghi dal canto suo resta possibilista (per tenere buona la Lega), ma il decreto in arrivo molto probabilmente abolirà le zone gialle fino al 30 aprile.



Maggioranza spaccata sulle possibili riaperture prima del 30 aprile

I “rigoristi”, quelli per la linea dura, non ritengono possibile riaprire prima di maggio. Il ministro della Salute non sente ragioni: “Per adesso è impossibile ripristinare le zone gialle“. Per i leghisti invece non si può aspettare oltre metà aprile. In mezzo c’è il premier, che per l’appunto resta a metà. Parla di riaperture, ma non si sbilancia. E dice che per adesso servono prudenza e rigore. “E’ desiderabile riaprire, ma la decisione dipende esclusivamente dai dati“, aveva detto Draghi in Parlamento. Sotto il pressing continuo del leader della Lega Matteo Salvini, il premier non aveva escluso “cambiamenti in corso”, perché la situazione “è complessa e va monitorata giorno per giorno”.

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Draghi deve trovare la quadra nel prossimo decreto

Insomma, Draghi non ha escluso possibili riaperture prima del 30 aprile, proprio per andare incontro alle richieste della Lega e dei governatori “aperturisti”. Dal canto suo però il premier deve trovare la quadra nel prossimo decreto, quello che entrerà in vigore dal 7 aprile, dopo il lockdown di Pasqua. Il ministro per gli Affari regionali Gelmini aveva proposto di inserire un “meccanismo automatico” che permetta di far scattare le zone gialle con le prime aperture già ad aprile, sulla scorta dei dati su contagi e ricoveri. Ma l’idea della Gelmini è stata bocciata.

Speranza: “Il Cts ha detto che con la variante inglese la zona gialla non ce la possiamo permettere”

Il solito Speranza ha ricordato che “il problema è la variante inglese che corre di più“. “Perché dobbiamo illudere le persone?“, ha ripetuto il ministro della Salute, per il quale la verifica dei dati c’è già ed è quella che fanno ogni venerdì gli esperti dell’Istituto superiore di sanità (Iss). In verità però se si aboliscono le zone gialle per decreto, si bypassano i dati, anche nel caso fossero tanto buoni da poter riaprire. Al governatore leghista del Friuli Venezia Giulia Fedriga, che ha insistito con la richiesta di ripristinare nel decreto la fascia gialla, Speranza ha risposto che i dati sono ancora preoccupanti. “Gli scienziati del Cts hanno detto che con la variante inglese la zona gialla non ce la possiamo permettere – ha precisato -. Potremo ripristinarla solo quando avremo un numero sufficiente di vaccinati”.

Italia senza zona gialla fino al 30 aprile. Altro che “gusto del futuro”

Pertanto allo stato attuale sembra prevalere la linea del rigore. E il nuovo decreto molto probabilmente non permetterà riaperture, lasciando l’Italia in zona rossa e arancione fino al 30 aprile. Poi però Draghi dà il contentino, a parole. “Bisogna cominciare ad aver di nuovo il gusto del futuro. Occorre uscire da questa situazione di inattività. Sono certo che, tutti insieme, raggiungeremo qualunque obiettivo. Questa è la mia certezza, non è una speranza né un pronostico“, ha dichiarato. Ma al di là del “messaggio di speranza”, le chiusure restano. E per i governatori del Nord, tutti di centrodestra, la situazione è insostenibile. “Non sono irresponsabile di fronte a ciò che accade, ho la testa sulle spalle, ma ora basta lockdown“, ha detto il governatore del Veneto Zaia.

Adolfo Spezzaferro

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