Roma, 12 set – La carica dei 200 per le 42 poltrone rimaste da assegnare nel governo giallofucsia: neanche fosse un concorso pubblico. A tanto ammonta il numero di chi, tra le fila dem e pentastellate, scalpita per un posto nell’esecutivo. Oggi che si riunirà il primo Consiglio dei ministri post-fiducia, appare difficile che M5S e Pd riescano a venire a capo della spartizione dei posti da viceministro e sottosegretario, così come aveva chiesto il premier Giuseppe Conte. Dal Pd fanno scaricabarile: “Noi ci siamo, il problema è del M5S: è esploso”. Ieri però non sono andati a buon fine i contatti tra Luigi Di Maio e Vincenzo Spadafora del M5S con i dem Dario Franceschini e Andrea Orlando. Non è stato raggiunto un accordo per portare un elenco di nomi più o meno completo a Conte in tempo per il Cdm convocato alle 15. Anche i “compagni” di LeU (che aspirano a un paio di poltrone) sono pessimisti: “Noi vorremmo accelerare ma gli altri vogliono più tempo”. La questione è dirimente: senza i sottosegretari il lavoro del governo non può ancora iniziare. Ecco perché dal Colle arriva l’auspicio (che suona come una richiesta) che il governo sia a pieni ranghi e a pieno regime quanto prima.

Braccio di ferro sul ministero dello Sviluppo

I nodi da sciogliere non sono pochi. E’ in corso un braccio di ferro tra M5s e Pd su due deleghe “di peso” del ministero dello Sviluppo: Telecomunicazioni ed Energia, che nel vecchio governo aveva tenuto l’accumulatore di poltrone Di Maio. Per le Tlc i dem vorrebbero Antonello Giacomelli (già sottosegretario alle Tlc con Renzi e Gentiloni e che potrebbe anche guidare l’Agcom) e per l’Energia l’assessore allo Sviluppo economico della Regione Lazio Gian Paolo Manzella. Dal canto loro, però, i 5 Stelle reclamano per sé entrambe le deleghe: all’Energia vorrebbero l’ex europarlamentare ambientalista Dario Tamburrano, le Tlc invece dovrebbe tenerle Patuanelli. Sulle deleghe della presidenza del Consiglio – anche se non v’è nulla di ufficiale – il braccio di ferro sarebbe tra 5 Stelle e Conte. Il premier sembra comunque determinato a tenere la delega ai Servizi, mentre il sottosegretario alla presidenza Riccardo Fraccaro, molto vicino a Di Maio, dovrebbe ottenere le Riforme.

Il totonomi del M5S


Il M5S dovrebbe avere tra i 22 e i 23 sottosegretari, ma i pentastellati litigano ancora. Come per le poltrone al ministero degli Esteri: i contendenti sarebbero Di Stefano, Del Re, Lucidi e Pacifico. Il braccio di ferro per l’Economia dovrebbe risolversi con la nomina di Laura Castelli e Stefano Buffagni. L’ex ministro della Difesa Elisabetta Trenta, che nei giorni scorsi ha espresso rabbia e rancore per essere stata defenestrata, potrebbe diventare viceministro agli Interni e Barbara Lezzi sarebbe disposta a tornare da sottosegretario nel ministero che guidava, quello per il Sud.

Il totonomi del Pd

Nel Pd – a cui dovrebbero andare 17-18 poltrone – il criterio generale sarebbe quello di dare le ultime poltrone da assegnare ai “trombati” alle Politiche o far fare carriera agli assessori. In tal senso girava il nome di Beppe Fioroni (ma avrebbe rifiutato) e assessori (si cita dalla Regione Lazio anche Lorenza Bonaccorsi). La squadra sarebbe chiusa, ma i renziani, che avrebbero in tutto quattro nomi (due a Renzi, due a Base riformista) stanno alzando la posta. Potrebbe tornare al governo Maurizio Martina, da viceministro, e anche Debora Serracchiani. Per il Mef si citano Antonio Misiani e Luigi Marattin o Pier Paolo Baretta. E ancora: Marina Sereni, Bruno Astorre, Simona Malpezzi, Anna Ascani, Chiara Braga, Patrizia Prestipino allo Sport. Per LeU è in pole Rossella Muroni, ma i “compagni” chiedono almeno un altro sottosegretario.

Adolfo Spezzaferro

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