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Roma, 4 feb – Il 3 febbraio finalmente è ricominciato il Sei Nazioni, il trofeo di rugby più importante e prestigioso che ci sia attualmente, secondo solo alla Coppa del Mondo. Il Sei Nazioni nasce ufficialmente il 5 febbraio 2000, prima di allora la competizione era denominata Cinque Nazioni e comprendeva Inghilterra, Scozia, Galles, Irlanda e Francia. Il 5 febbraio fece capolino la nazionale italiana che si misurò con gli scozzesi campioni in carica del torneo. Quasi per miracolo, l’Italia portò a casa l’incontro per 34 a 20 facendo tremare per un momento la tradizione nordica della palla ovale. Purtroppo però, quell’anno gli Azzurri ottennero solo quella vittoria e terminarono ultimi il campionato.
Da li iniziò, quindi, l’avventura della nostra nazionale tra i colossi del rugby, senza ottenere grandi risultati si impose comunque come una delle nazionali più forti d’Europa e del mondo togliendosi grandi soddisfazioni come riuscire a battere la Francia più volte, l’Irlanda e, addirittura il Galles, per non parlare della meravigliosa vittoria contro il Sudafrica nel 2016. Gli Azzurri non ottennero mai grandi risultati e questo causò sdegno all’interno dei comitati sportivi. Si era persino giunti all’idea di sostituire l’Italia con la Georgia nel Sei Nazioni. Lo stesso ex ct della Nazionale, Nick Mallet, affermò che l’Italia “distorce” la competizione e che, di conseguenza, era meglio escluderla dall’elite europea propendendo per assumere la Georgia (malgrado gli ancor più magri risultati ottenuti dall’ex nazionale sovietica). L’Italia resterà nel torneo fino al 2024 e, in ogni caso, i dirigenti del Sei Nazioni sono ancora certi di non voler abbandonare gli Azzurri anche per le edizioni successive.
Dopo aver raccolto varie testimonianze e impressioni di giocatori provenienti dall’Eccellenza, il massimo campionato di rugby italiano, si capisce come il problema di digiuno di risultati “importanti” nella palla ovale non sia dovuto ad una scarsa preparazione fisica o scarso interesse nella disciplina. I giocatori italiani sono riconosciuti e famosi in tutta Europa, il nostro capitano, Sergio Parisse, è capitano dello Stade Français, detentore della European Cup, il massimo campionato di rugby europeo per club. Il problema è il budget di cui ogni società dispone, lo scarso interesse mediatico, il quasi assente business degli sponsor nella stessa disciplina che viene considerata uno “sport di serie B” assieme al Motocross del resto, come ho già illustrato in un precedente articolo. Il rugbista più pagato attualmente nel mondo è il neozelandese Dan Carter con uno stipendio di 1,9 milioni di euro; il calciatore più pagato, Cristiano Ronaldo, ne prende 45,9 ossia 24 volte lo stipendio di Carter. Solo 3 giocatori di rugby superano il milione di euro annui di stipendio. Sergio Parisse prende circa mezzo milione di euro. Cifre da capogiro ma lontani anni luce dagli stipendi d’oro di altri supercampioni in altri sport. Malgrado la cattiva pubblicità mediatica che ci arriva dai Paesi d’oltralpe, il rugby in Italia sta crescendo, sta diventano una disciplina che raccoglie sempre più tifosi e appassionati, insomma sta diventando lo slogan della nostra Nazionale: una passione italiana.
Tommaso Lunardi

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