adamiRoma, 9 mag – La finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina continua a generare polemiche a quasi una settimana di distanza dai fatti. Per questo dopo Lorenzo Contucci abbiamo intervistato Giovanni Adami, avvocato “specializzato” nell’assistenza e nella difesa di curve e ultras. Adami ci ha spiegato il perché la giurisprudenza giochi a favore di Gennaro De Tommaso, l’ormai famoso Genny a’ Carogna, e l’infondatezza delle dichiarazioni di chi individua lo stadio come una zona franca.

Gran parte dell’informazione non ha fin dall’inizio avuto dubbi: si è trattata di una trattativa tra Stato e ultras. Cosa pensa in merito alle vicende della finale di Coppa Italia?

Ci sono sostanzialmente due versioni contrastanti: quella ufficiale dice che non c’è stata nessuna trattativa, bensì una semplice comunicazione, mentre quella scandalistica parla di “un via libera” da parte dei tifosi. Personalmente, nonostante in passato sia stato abbastanza severo con più gestioni dell’ordine pubblico, credo che in questo caso sia stato diretto molto bene. Mi trovo assolutamente in linea con chi ha sottolineato come tutto sommato la gestione dell’ordine pubblico sia stata la meno pericolosa e rischiosa tra tutte quelle possibili, versione tra l’altro sostenuta anche dall’allenatore Mario Somma durante la diretta Rai.

Versione confermata sul nostro giornale anche dall’avv. Contucci. La critica sulla gestione dell’ordine pubblico è stata seguita da nuove proposte di inasprimento della normativa sulla violenza negli stadi. Lo ritiene il modo giusto di operare? È vero che allo stadio vige una sorta di impunità per i delinquenti?

Oltre dieci anni fa, sostenevo l’esigenza, non di una legislazione di emergenza, bensì di un disegno di legge organico, ponderato, meditato per strutturare al meglio la regolamentazione del fenomeno della violenza negli stadi. Purtroppo anche in questo caso si ricorrerà alle legiferazione di urgenza. Per quanto riguarda la seconda domanda ritengo che il discorso dell’incertezza della pena, della zona di impunità, della zona franca, siano concetti che assolutamente non esistono. Le pene ci sono e sono severe, spesso addirittura sproporzionate rispetto al gesto. Prendo come esempi due reati in particolare, esempi che faccio spesso anche ad incontri a livello accademico e all’interno di consigli forensi: il lancio pericoloso di oggetti e dell’inosservanza dell’obbligo di firma. Se io lancio una monetina in Piazza Navona rendendomi pericoloso mi prendo 100 euro di multa, se la lancio allo Stadio Olimpico mi prendo un anno di reclusione.

Gennaro de Tommaso ha già ricevuto il provvedimento Daspo. La sua colpa principale è aver indossato una copertina-il-caso-speziale-definitiva-okmaglietta che invoca l’innocenza di Speziale. Lo reputa un provvedimento che viola la libertà di manifestazione di pensiero garantita dalla costituzione?

Il cliente in questione è assistito da Lorenzo Contucci, quindi preferisco non entrare nel merito. Mi limito a far presenti alcuni recenti contributi della giurisprudenza: striscioni esposti allo stadio in favore di Speziale e di Micale, l’altro ragazzo arrestato a seguito del processo sulla morte dell’ispettore Raciti, hanno provocato dei Daspo molto pesanti, con obbligo di firma, Daspo successivamente tutti annullati. Quindi ci sono sentenze e provvedimenti, tra cui quelli della Corte di Cassazione, che dovrebbero già dettare una linea interpretativa. Scrivere ingiurie contro una persona defunta è reato, d’altro canto invocare l’innocenza di un ragazzo non significa infangare la memoria di nessuno.

Ha letto il libro “Il caso Speziale”? Ha seguito la vicenda giudiziaria del ragazzo? Che idea si è fatto in merito?

Io ho seguito la vicenda dall’aprile 2007, con tutti i rivoli processuali dovuti al fatto che sono state portate a processo oltre 100 persone. Conosco quindi bene la situazione. Il collega Lipera di Catania ha difeso e sta difendendo magistralmente Speziale. L’avvocato del ragazzo crede fortemente nell’innocenza dell’assistito e io penso che sia diritto di tutti poter sperare nella revisione del processo, perché è un istituto che è previsto dal nostro ordinamento. Quindi, se ci sono prove nuove, è giusto che vengano valutate. È legittimo quindi avere dei dubbi sulla vicenda. Su Meredith e Raffaele Sollecito qualche dubbio non ce l’abbiamo? Perché non possiamo averli su Speziale e Micale?

Renato Montagnolo

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