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Renzi PiaggioHanoi, 12 giu – Non ha scelto la via della seta Matteo Renzi per il suo viaggio istituzionale in Asia. Non ha scelto nemmeno la rotta seguita da Marco Polo, diretto verso il magnifico Catai, probabilmente perché in questi giorni di bufere giudiziarie è saggio evitare rimandi veneziani. Ha seguito, quindi, la scia dei mercati moderni, industriali, tecnologici e quotati in borsa; quei mercati che garantiscono investimenti e delocalizzazioni, acquisizioni di aziende e, soprattutto, l’acquisto di percentuali considerevoli di debito pubblico da parte di Paesi esteri. Si va in Asia a parlar d’affari, quindi nessuna sosta in India nell’agenda di viaggio; ai marò ancora in attesa, da due anni, di conoscere la propria sorte ci sarà spazio giusto per un saluto dal finestrino dell’aereo.

Renzi è andato in oriente a consegnare in mani laboriose e cervelli fini parte del destino economico del nostro Stato; portandosi appresso imprenditori di fiducia e una corte di giornalisti, pronti a raccontare sui media nazionali la brillante missione strategica del leader, il “Magnifico non eletto”, infallibile tanto in politica interna quanto in quella estera. Ma non si dica che il premier honoris causa viaggi verso oriente al solo scopo di vendere debiti e incassare promesse di investimenti, non sia mai.

Al contrario, al principio della missione ha inteso ricordare al mondo di rappresentare, per volontà divina, una nazione operosa, produttiva, ricca di ingegno, e ha dunque deciso di rendere onore a un marchio storico del made in Italy: la Piaggio. Lo ha fatto visitando lo stabilimento nella provincia nord di Vinh Puch, posando con gli oltre 850 operai vietnamiti e la rappresentanza tricolore, affidata a Colaninno senior, volato in Vietnam per l’occasione . Il tutto con buona pace di cassintegrati, esodati e licenziati del gruppo Piaggio. Per loro niente lavoro e 80 euro in busta paga, dovranno accontentarsi di fare statistica e contribuite ad aumentare quel debito pubblico da rivendere. Nel frattempo, in Vietnam, Charlie fa vespe.

Francesco Pezzuto

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