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Roma, 17 ott – Mentre il governo giallofucsia lavora a nuove restrizioni anti-contagio, con coprifuoco e chiusure di negozi ritenuti non essenziali, il conto dello stato di emergenza imposto e prorogato dal premier Giuseppe Conte si fa sempre più salato. Il lockdown dei mesi scorsi ha messo in ginocchio la nostra economia, impoverito le famiglie, fatto fallire imprese. Ebbene, a causa degli effetti negativi dell’emergenza coronavirus rischiamo di bruciare 160 miliardi di Pil. E’ l’allarme lanciato dalla Cgia di Mestre, secondo la quale nella migliore delle ipotesi il Pil italiano di quest’anno dovrebbe scendere, rispetto al 2019, del 10% circa.

“E’ come se il Veneto fosse stato in lockdown per un anno”

Gli analisti della Cgia per rendere l’idea della gravità del crollo del Pil spiegano che è come se il Veneto fosse stato in lockdown per tutto l’anno. Con un tonfo quasi doppio rispetto a quello registrato con la crisi di 11 anni fa, è evidente che una caduta verticale del genere avrà degli effetti negativi sul mercato del lavoro. “Per questo diciamo no a qualsiasi chiusura generalizzata – rileva il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – che aggraverebbe ancor più la situazione. Anche perché il peggio deve ancora arrivare. Quando verrà meno il blocco dei licenziamenti, infatti, correremo il rischio di vedere aumentare a dismisura il numero dei disoccupati“.

In arrivo la stretta Ue sui prestiti delle banche 

Per il segretario della Cgia Renato Mason “oltre ad avere un carico fiscale indiscutibilmente eccessivo, una pressione burocratica che continua a penalizzare chi fa impresa e un calo degli investimenti molto preoccupante, che interessa in particolar modo quelli di natura pubblica, c’è un’altra grossa criticità che rischia di mettere in seria difficoltà tante aziende, soprattutto di piccola dimensione. Ci riferiamo alla nuova normativa introdotta dall’Unione europea che interessa le banche“. Mason spiega che per evitare gli effetti negativi dei crediti deteriorati Bruxelles ha imposto alle banche l’azzeramento in 3 anni dei crediti a rischio non garantiti e in 7-9 anni per quelli con garanzia reali. “E’ evidente che l’applicazione di questa misura, in buona sostanza, indurrà moltissimi istituti di credito – fa presente il segretario della Cgia – ad adottare un atteggiamento di estrema prudenza nell’erogare i prestiti, per evitare di dover sostenere delle perdite in pochi anni”.

Tutti i numeri del crollo dell’economia

Il quadro è drammatico. Secondo le previsioni, il tracollo dei consumi delle famiglie sarà pari a 96 miliardi. Ogni famiglia italiana ridurrà la spesa di circa 3.700 euro. Altrettanto rovinosa sarà la riduzione degli investimenti pubblici e privati: sempre secondo le proiezioni, nel 2020 subiranno una riduzione del 13%, che in termini assoluti corrisponde a 42 miliardi di euro. Con poca liquidità, consumi e investimenti in caduta verticale, l’Italia sta andando dritta verso la deflazione. E’ da maggio, infatti, che l’indice dei prezzi al consumo è sempre negativo. Ma nonostante i prezzi diminuiscano, le famiglie non spendono. Perché hanno minori disponibilità economiche e perché hanno aspettative negative.

“Necessario iniettare elevate dosi di liquidità per famiglie e imprese”

Risultato: quel poco che viene venduto comporta, per i dettaglianti, margini di guadagno sempre più risicati. La merce, rimanendo negli scaffali e nelle vetrine dei negozi determina una situazione di difficoltà per i commercianti, ma anche per le imprese manifatturiere che, a fronte di tanto invenduto, sono costrette a ridurre la produzione. E’ chiaro quindi che quando sarà finita la cassa integrazione e quando il governo revocherà il blocco dei licenziamenti, in moltissimi perderanno il lavoro. Per superare questa situazione – è la proposta della Cgia – è necessario iniettare elevate dosi di liquidità nel sistema economico, erogando credito alle famiglie, alle imprese e rilanciando gli investimenti, soprattutto quelli pubblici.

Adolfo Spezzaferro

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