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Roma, 14 dic – A causa della restrizioni anti-coronavirus sono 17 mila le imprese che prevedono di chiudere per sempre i battenti. A lanciare l’allarme è l‘Istat nel suo rapporto “Situazione e prospettive delle imprese nell’emergenza sanitaria Covid-19″. I numeri parlano chiaro, purtroppo. Sono i danni delle misure imposte dal governo giallofucsia, tra lockdown invernale e chiusure successive, fino ad arrivare alle fasce di rischio gialla, arancione, rossa. Crollo del fatturato, ristori promessi e ancora mai arrivati per chi è costretto a tenere abbassate le saracinesche: l’economia è in ginocchio.



Il rapporto Istat sulla tenuta delle imprese con le restrizioni anti-coronavirus

Nel corso della rilevazione Istat (23 ottobre-16 novembre), il 68,9% delle imprese ha dichiarato di essere in piena attività. Il 23,9% di essere parzialmente aperta, ossia svolgendo la propria attività in condizioni limitate in termini di spazi, orari e accesso della clientela. Il 7,2% ha invece dichiarato di essere chiuso. Si tratta di circa 73 mila imprese, che pesano per il 4% dell’occupazione. Di queste 55 mila prevedono di riaprire mentre 17 mila (pari all’1,7% delle imprese e allo 0,9% degli occupati) per colpa della crisi non prevedono una riapertura.

Ecco le imprese più colpite secondo l’analisi Istat

Nel dettaglio, l’85% delle unità produttive rimaste chiuse sono microimprese e si concentrano nel settore dei servizi non commerciali (58 mila unità, pari al 12,5% del totale), in cui è elevata anche la quota di aziende parzialmente aperte (35,2%). Le attività sportive e di intrattenimento presentano la più alta incidenza di chiusura, seguite dai servizi alberghieri e ricettivi e dalle case da gioco. Tutti settori colpiti duramente dai Dpcm di Conte. Una quota significativa di imprese ora non operative si riscontra anche nel settore della ristorazione, vittima del coprifuoco (circa 30 mila imprese di cui 5 mila non prevedono di riprendere), e in quello del commercio al dettaglio (7 mila imprese). Il 28,3% degli esercizi al dettaglio chiusi non prevede di riaprire rispetto all’11,3% delle strutture ricettive, al 14,6% delle attività sportive e di intrattenimento e al 17,3% delle imprese di servizi di ristorazione non operative.

Al Sud le aziende a maggior rischio di chiusura definitiva

Tra le imprese non operative nel periodo di riferimento, quelle presenti al Sud sono a maggior rischio di chiusura definitiva. Infatti il 31,9% delle imprese chiuse (pari a 6 mila unità) prevede di non riaprire, rispetto al 27,6% del Centro, al 23% del Nord-ovest e al 13,8% del Nord-est (24%). Più in generale, il 32,4% (con il 21,1% di occupati) segnala rischi operativi e di sostenibilità della propria attività e il 37,5% ha richiesto il sostegno pubblico per liquidità e credito, ottenendolo nell’80% dei casi. Altro dato, quest’ultimo, che desta preoccupazione. Male anche il fatturato, ovviamente. In calo per il 68,4% delle imprese. E il quadro non migliorerà, visto che 6 imprese su 10 prevedono un calo del fatturato anche tra dicembre e febbraio.

Adolfo Spezzaferro



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