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Milano, 26 ott – Rieccoli, quelli dell’Anpi, a dire che “La pietas verso i defunti non può cancellare la storia”. Ancora una volta ce l’hanno con i morti del campo X del cimitero Maggiore di Milano, dove riposano un migliaio di caduti, quasi tutti uccisi a guerra finita. Nel mirino della polemica partigiana, questa volta, è finita la cerimonia che i reduci di Salò hanno organizzato per il 1 novembre, in omaggio e ricordo dei loro morti, quelli che nessuno sui libri di storia menziona. Ma all’Anpi non sta bene, bisogna ricordare solo i partigiani morti, che verranno commemorati il giorno prima, e scrivono al sindaco Beppe Sala, al Questore e al Prefetto di vietare quella che hanno definito “la nuova parata nazifascista”.

Dopo le polemiche montate in seguito al raduno del 29 aprile, per commemorare i caduti della Rsi, ora i partigiani dell’Anpi cercano un nuovo appiglio pur di selezionare quanti in guerra (e anche dopo, per vendetta) sono periti, in morti di serie A e morti di serie B. “Abbiamo più volte ricordato che la morte rende tutti uguali, ma in vita i Combattenti per la libertà hanno lottato contro l’oppressione nazifascista” scrive nella sua lettera-appello il presidente dei partigiani milanesi che chiede anche di “fare il possibile per evitare che Milano, Città Medaglia d’Oro della Resistenza, venga nuovamente oltraggiata da inaccettabili manifestazioni di aperta apologia del fascismo”.

Proprio i fatti del 29 aprile per i pm già quest’estate sono stati ritenuti non pericolosi e non tali da “raccogliere adesioni a un progetto di ricostituzione del disciolto partito fascista”. Pertanto non c’è alcuna violazione della legge Scelba e si è deciso di prosciogliere i militanti di Lealtà e azione e CasaPound che erano stati identificati e di archiviare il caso. Ma all’Anpi questo non va giù e ha deciso di presentare la propria opposizione all’archiviazione dichiarandosi parte “danneggiata” e conquistandosi il diritto di costituirsi parte civile in un eventuale futuro processo.

Anna Pedri

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2 Commenti

  1. E’ doveroso ricordare che la Sentenza n. 747 del 26 aprile 1954 del Tribunale Supremo Militare ha affermato: 1) I Combattenti della RSI hanno diritto di essere riconosciuti belligeranti; 2) gli appartenenti alle formazioni partigiane NON hanno diritto a tale qualifica, perché non portavano distintivi riconoscibili a distanza né erano assoggettati alla legge penale militare.

    NOI eravamo regolari, con Onore e Fedeltà ! WIDS !

    http://cadutirsi.blogspot.it/

  2. Mi associo a tutto iò che ha detto ANTERO. Infatti i militari della Repubblica Sociale erano militari di leva e volontari a tutti gli effetti e hanno difeso l’Italia abbandonata dai Savoia. A differenza dei partigiani che erano renitenti alla leva oppure avevano buttato via la divisa dopo il tradimento de Savoia. Ma dicano almeno la verità che la maggior parte di loro si nascondeva par colpire alle spalle i militari che non erano tutti fascisti, mentre loro si battevano di nascosto per il partito e non per l’Italia. Speravano di consegnare l’Italia a Tito se non alla Russia. Questa è stroria vera, ma sarebbe anche ora che la smettessero e si mettessero in testa che i morti non hanno colore e tutti hanno il diritto di pregare per i propri morti. La guerra è terminata 72 anni fa e tutte la persone hanno il diritto di visitare i loro morti di qualsiasi colore sono stati

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