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Roma, 16 nov – Il Movimento 5 stelle si trova a competere con la squadra di Salvini composta da persone che evitano di fuggire in America Latina per scrivere reportage, dunque soggetti coi piedi ben piantati a terra. Di contro, la Lega deve spiegare allo zoccolo duro del suo elettorato che con la finanziaria oltre sette miliardi di euro verranno investiti per un sussidio verso chi non lavora di cui beneficerà particolarmente il Meridione. Quattrini, questi, che verranno trovati aumentando il deficit, con il rischio di pagarlo in parte con le tasse riscosse da quel ceto medio produttivo che non ha tempo di leggere gli sproloqui di Di Battista. Perché un dato è incontrovertibile e innegabile, ossia che tutto è stato fatto negli ultimi anni tranne che abbassare le tasse agli imprenditori, i quali si vedono sfilare via dalle tasche una quantità esosa di denaro a fronte di servizi erogati che lasciano molto a desiderare.
Ecco, oggi il nuovo servizio ideato da Di Maio si chiama, per l’appunto, reddito di cittadinanza. Il 48,6% dei 2,5 milioni di famiglie con indicatore inferiore a 9mila euro (ossia con meno di 780 euro al mese di reddito) risiede nel Mezzogiorno. Il 32,4% al Nord e il 19% al Centro. A Crotone, una famiglia su quattro ha un Isee basso e ben 229mila famiglie a Napoli potrebbero godere del sussidio. Centomila a Palermo. Altro punto fondamentale è il lavoro in nero che verrebbe favorito dall’erogazione del reddito di cittadinanza. Non a caso, la Calabria è la regione che nel 2015 registrava più lavoratori in nero. In Campania, nel 2015, si avevano 383mila unità di lavoro irregolari e 627mila dichiarazioni. Stesse proporzioni per la Sicilia e la Puglia. Le percentuali di lavoro in nero nelle regioni del Sud sono spaventose: in Calabria è fuorilegge il 23,2% dei rapporti di lavoro, in Campania il 21%, in Sicilia il 20,6% e in Puglia il 17,6%.
Unimpresa ha fatto una riflessione banale ma decisamente appropriata, ossia che chi percepisce attorno i mille euro di stipendio al mese, troverà più vantaggioso abbandonare il posto di lavoro per iniziare a percepire il reddito di cittadinanza continuando, al contempo, a lavorare al nero. Conseguirebbe così uno stipendio finale più alto del precedente. È chiaro il meccanismo infernale che si sta creando?
Le istituzioni europee, pur coi loro modi insopportabili, ci stanno dicendo che non è sbagliato il 2,4 di deficit in sé, ma la manovra che lo produce. In soldoni vorrebbero vedere meno assistenzialismo e più taglio di tasse, discorsi che fino ad oggi erano un miraggio vista l’austerità sempre imposta all’Italia. Stiamo prendendo a calci quest’occasione.
Il sottosegretario pentastellato Stefano Buffagni, ospite a Quarta Repubblica, si è mostrato perplesso sulla capacità dei centri per l’impiego di controllare che le centinaia di migliaia di persone si presentino correttamente a riscuotere il proprio reddito e che nessuno faccia il furbo. Non è, difatti, una questione di cifre. È piuttosto una questione di grandezza della misura, di vastità della platea che dovrebbe goderne. Come possiamo fare affidamento su dei centri per l’impiego che storicamente hanno trovato lavoro al 3% di coloro che vi entravano in contatto? Costoro, da un giorno all’altro, dovrebbero riuscire a trovare tre proposte di lavoro per ogni disoccupato italiano? La follia insita in questa misura si rinviene anche in questo frangente: ma se vi sono disponibili tutti questi posti di lavoro, per quale motivo il governo non lascia che siano i disoccupati stessi a trovarsi un impiego? E se poi qualcuno preferisce non lavorare, problemi suoi, camperà con la paghetta dei genitori.
La mania dei 5 stelle di dover dirigere in modo capillare la vita dei cittadini è preoccupante, perché assistiamo ad un incremento della pervasività delle loro idee nella vita quotidiana. Un esempio su tutti è dato dalle spese così dette morali che potranno essere effettuate coi 780 euro di reddito: e la moralità chi la stabilisce, Di Maio, Casalino e Bonafede tra una risata e l’altra? Regalare dei soldi a chi non ne ha, imponendogli poi un’unica via per spenderli, significa creare degli schiavi. E i grillini non sono nuovi a queste manie di grandezza e di controllo: è la Casaleggio Associati, ossia un’azienda privata, che controlla il partito, e dalla via segnata dai big del Movimento nessuno può discostarsi pena una procedura d’infrazione interna.
Gli imprenditori piccoli e microscopici che costituiscono l’ossatura di questo Paese si vedono, per l’ennesima volta, presi a ceffoni e utilizzati come salvadanai da rompere al momento del bisogno. I cretini non hanno ancora capito che l’unico modo per abbassare la disoccupazione è dare la possibilità a costoro di creare posti di lavoro, aumentando le dimensioni della propria azienda e quindi cercando nuove persone da assumere. Eppure Dibba, che tanto ama girare, dovrebbe aver visto come funziona oggi negli Stati Uniti: Trump ha creato uno shock fiscale e guarda caso l’America sta andando verso la piena occupazione. Le infrastrutture sono fondamentali e non si può prescindere da opere come la Tav se si vuol fare parte dei big mondiali. L’idea assurda di evitare qualsiasi tipo di investimento per sventare il pericolo di ruberie ci farà tornare all’età della pietra.
Ma per essere amici delle imprese, i grillini dovrebbero rinnegare il loro statuto retrogrado fatto di lotta al progresso. Il loro piano consiste nel creare un nuovo ordine nazionale in cui l’essere umano sarà eterodiretto da un nucleo di dirigenti che tireranno le fila della vita dell’uomo. Più che i nostri risparmi, dovremo portare all’estero le nostre famiglie.
Lorenzo Zuppini

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