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Roma, 20 set – Quella del possibile aumento dell’Iva a partire da gennaio 2019 “è una fake news”. Parola del vicepremier Luigi Di Maio, intervenuto ai microfoni di Radio24. “Non ci sarà alcun aumento, questo governo non permetterà che i soldi entrino dalla porta per uscire dalla finestra. Abbiamo promesso che eviteremo l’aumento dell’Iva e lo faremo“, ha ribadito. Così il capo politico del M5S smentisce i rumors secondo cui il ministro dell’Economia Giovanni Tria starebbe studiando un aumento dell’imposta sul valore aggiunto (Iva) per alcuni prodotti per poter così tagliare l’Irpef, ossia l’imposta sul reddito delle persone fisiche, oppure in alternativa intervenire sul cuneo fiscale, cioè sulla somma delle imposte dirette, indirette e previdenziali a carico sia del datore di lavoro che del lavoratore.
Secondo quanto riporta Repubblica, tra le ipotesi studiate da Tria “c’è quella di aumentare selettivamente le aliquote su una serie di beni, oggi al 4 o al 10 per cento, e al tempo stesso ridurre l’Iva che grava su luce, acqua, gas e telefono che altrimenti schizzerebbe all’11,5 e al 24,2 per cento: così l’effetto sulle famiglie, dove determinante è l’impatto è l’impatto delle bollette, verrebbe attenuato”. In questo modo si potrebbero recuperare risorse per circa 6-8 miliardi, che serviranno per tagliare la prima aliquota e accorpare due aliquote intermedie.
Se Di Maio smentisce l’aumento dell’Iva, resta da capire come Tria troverà i soldi che sia M5S che Lega chiedono per le loro misure promesse in campagna elettorale. Stiamo parlando di circa dieci miliardi a testa per portare avanti il contratto di governo. Le coperture servono per il reddito di cittadinanza – cavallo di battaglia dei 5 Stelle – e per la flat tax – bandiera leghista – ossia la tassa piatta, basata su aliquota fissa, che da sola costerebbe due miliardi circa. Poi – sempre nei desiderata leghisti – ci sarebbero super Ires (l’imposta sul reddito delle società) e cedolare secca sugli affitti. Reddito di cittadinanza e riforma dei centri dell’impiego costerebbero otto miliardi. Ma i pentastellati chiedono anche l’aumento delle pensioni minime a 780 euro, che però potrebbe essere finanziato da un taglio a quelle che superano i 4.500 euro al mese. La Lega inoltre spinge anche per la riforma delle pensioni – per superare la legge Fornero con la cosiddetta quota 100 – e per ottenere un fondo per i rimborsi dei risparmiatori truffati che ammonterebbe a circa 500 milioni di euro. Insomma, tenendo conto anche della sterilizzazione dell’aumento dell’Iva – rincaro programmato grazie al governo Monti – per realizzare i programmi della maggioranza servirebbero oltre 30 miliardi. Tria è alla ricerca d soldi, ma da giorni ribadisce che vuole tenere il rapporto deficit-Pil massimo all’1,7%, in ossequio ai dettami dell’Ue.
Dal canto suo, Di Maio è stato chiaro: “Serve un po’ di deficit per la manovra e per abbassare le tasse“.
Staremo a vedere chi la spunterà. Intanto il tempo stringe: entro giovedì 27 settembre il governo dovrà presentare la nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, passaggio preliminare per presentare il disegno della legge di Bilancio, che dovrà essere approvato – con eventuali modifiche – dal Parlamento. Entro il 15 ottobre la manovra per il 2019 dovrà essere presentata a Bruxelles da parte di tutti gli Stati membri.
Adolfo Spezzaferro

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