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Milano, 2 giu – Le elezioni europee e amministrative del 26 maggio hanno decretato che il Pd rimane seriamente malato, ma respira ancora. Rispetto agli euro fasti renziani del 2014, il piatto continua a piangere (-18%), nel solco di quella crisi profonda che il disastro delle politiche ha spedito all’opposizione. Pesa poi l’ennesima sconfitta regionale, quella assai grave in Piemonte, che pare aver convinto un grosso calibro dem come Sergio Chiamparino ad abbandonare addirittura la politica. D’altro canto però, il partito di Nicola Zingaretti, può sorridere per il sorpasso ai danni del Movimento 5 Stelle e per il mantenimento di alcuni Comuni importanti, ma “facili”, come Bari, Firenze e Bergamo.



Il caso Bergamo

Il successo nel capoluogo orobico consente di ampliare la riflessione con spunti e collegamenti che lasciano immaginare qualche possibile scenario futuro. Lì il centrosinistra vince e rivince, in un contesto culturalmente “borghese” e di un certo benessere economico, con un sindaco riconfermato (Giorgio Gori), ricco anzi che no e dal profilo mediatico piuttosto cool. Nella provincia bergamasca vince la Lega di Salvini, come avviene in tutto il resto della Lombardia e più in generale nell’Italia profonda. Il “caso Bergamo” è stretto parente del “modello Milano” e non tanto per la breve distanza tra le due città, quanto per i meccanismi socio-politici che condividono. Ecco dunque che non è difficile accostare la figura del piacione Gori a quella di Beppe Sala, già Mr Expo, super manager prestato all’agone pubblico dal lungo curriculum “padronale” e dal notevole patrimonio personale.

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Da sindaco meneghino a leader nazionale?

Ed è proprio Sala uno dei più evidenti protagonisti dell’immancabile “dibattito” sul futuro della sinistra di questi giorni. E’ bastato che nella geografia elettorale delle europee emergesse che a Milano città il Pd è ancora davanti alla Lega (in centro nettamente, in periferia è testa a testa), per fare del sindaco meneghino un possibile leader nazionale e un ipotetico premier di un immaginario fronte progressiva vincente. Il Corriere della Sera si è affrettato a intervistarlo e lui ha lasciato intendere che l’ambizione non gli manca, anche se sta benone a fare il signorotto ambrosiano (per Palazzo Marino si voterà nel 2021). In realtà “il Beppe” è un furbacchione, uno a che la tavola se l’è fatta sempre apparecchiare bene, perciò aspetta, mica vuole bruciarsi come altri compagni sfigati.

Le prospettive

Ma quali sono le prospettive, quale l’impostazione politica e quali i protagonisti di questa “nuova” sinistra di governo? Diciamo che Zingaretti, che al di là di parenti, amici e addetti ai lavori, pochi sanno essere un leader di partito, tra le sue scarse attività si è trovato quella di cercare una proposta presentabile in vista di un possibile voto anticipato. Quindi, che carte ha in mano oggi la sinistra? Una è la lotta becera a Salvini, al populismo, al “fascismo” e alle presunte minacce assortite che troviamo sulle pagine di Repubblica. Un’altra è tutto l’armamentario d’importazione, che sia liberal o green, che fa moda e omologazione. Il cocktail risulta molto rosso, anche se non è a base di Campari ma di mai sopite pulsioni simil trozkiste. A fare da contrappeso – lungi da essere anche questa una novità – una tendenza liberista e mercatista in campo economico. In questo senso entra in gioco quel Carlo Calenda, fresco di successo europeo personale, che ha annunciato la nascita di una sua lista, “Siamo Europei”, di stampo liberaldemocratico, che dovrebbe finire per essere la gamba centrista, incaricata di raccattare ciò che resta dell’elettorato moderato in Italia. La qualcosa, oltretutto, consentirebbe di scongiurare un ritorno in gioco di Matteo Renzi, oggi odiato e temuto un po’ da tutti.

Chi fa il centravanti?

A una simile compagine, ambiziosa quanto raccogliticcia, manca certamente il centravanti, quello in grado di fare gol, dopo i tristi fallimenti degli ultimi bomber mandati in campo. Ecco quindi l’idea Sala, un profilo di giocatore che a molti, da quelle parti, sembra adatto a portare a casa un risultato che manca da lungo tempo, Dunque, vediamo: è facoltoso, ha amici potenti in Italia e all’estero, è a favore dell’immigrazione di massa, è tra più grandi promotori delle famiglie omosessuali e quant’altro in materia di diritti, professa e pratica un antifascismo fanatico e oltranzista, adora quell’ecologismo modaiolo che poi pagano i poveri e quelli che si sbattono per produrre. Perfetto, no, compagni? E’ decisamente lui il vostro uomo. E poi, nella “sua” Milano, questo ha appena alzato il prezzo del biglietto per i mezzi pubblici da 1,5 a 2 euro. Esattamente quanto richiesto, come minimo, per poter votare alle primarie del Pd. Così si potrà scegliere se prendere la metro per il centro o un autobus per l’inferno.

Fabio Pasini

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