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Roma, 1 set – “La lotta del proletariato è finita con una sconfitta”. “Si deve ripartire dalla cultura liberale, indispensabile per intraprendere il nuovo cammino di liberazione”. “Non mi dite che non si sapeva niente di quello che accadeva in Unione Sovietica con Stalin prima del ’56”. “Ratzinger è un rivoluzionario e con Papa Francesco si ha l’impressione di assistere sulla scena del mondo ad una parola profetica”. Chi ha detto tutto questo? Fausto Bertinotti, ex leader di Rifondazione Comunista. Fa effetto certo sentir dire certe cose da uno come lui, che per lungo periodo ha rappresentato la sinistra radicale al governo, ma questa parabola deve essere letta come un tradimento o piuttosto come l’evoluzione quasi naturale del pensiero comunista?



Faye, Locchi, De Benoist e in casa nostra Adinolfi e il gruppo Orion, solo per citarne alcuni, non sarebbero affatto sorpresi dall’iter dell’ormai ex comunista Bertinotti, passato da un’ideologia egualitaria e mondialista ad un’altra ideologia, quella liberale, altrettanto egualitaria e mondialista, condita di un cattolicesimo latore di messaggi universali rivolti all’uomo-in-quanto-uomo.

Comunismo e cattolicesimo

Il fatto che molti ex comunisti finiscano per diventare ferventi cattolici non può essere un caso. In effetti analizzando, con l’aiuto degli autori citati sopra, le idee che stanno dietro alle due concezioni del mondo si possono trovare significativi punti di contatto. Il primo è la concezione del tempo e della storia. Il tempo è una linea che avvicina l’uomo ad un “punto zero” che per i cattolici è la venuta del Messia, il giorno del giudizio, e da quel momento in poi nulla sarà come prima. Finisce la storia. Un discorso simile vale per il comunismo, che a partire da un certo punto e dopo un certo periodo (la dittatura del proletariato) azzera la storia e dà vita a un mondo del tutto nuovo, dove non ci saranno classi e tutti gli uomini vivranno in pace.  Altro punto di contatto è l’egualitarismo, l’assunto per cui tutti gli uomini nascono uguali, e l’internazionalismo, per cui si può essere cattolici o comunisti in tutte le parti del mondo, essendo indifferente la provenienza e la cultura in cui nasce e cresce il soggetto.

Comunismo e liberalismo

Aldilà degli aspetti economici che in questo momento ci interessano fino ad un certo punto, è qui il caso di rilevare come questi due –ismi abbiano in comune la centralità del singolo, col suo bagaglio di diritti, inteso come individuo slegato e avulso da un qualsiasi contesto sociale. Il cittadino del Kenya deve avere gli stessi diritti del francese e del cinese, a prescindere dalle rispettive culture di provenienza. Scarso valore viene attribuito alla famiglia, alla tribù, al clan. Le strutture sociali vengono messe in secondo piano dall’individuo portatore dalla nascita di diritti innegabili da qualsivoglia sistema politico.

Alla luce di quanto detto, più che passi indietro quelli di Bertinotti ci sembrano coerenti evoluzioni di un pensiero che ne ha incontrato e abbracciato un’altro.

Rolando Mancini

 

 

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