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Roma, 7 feb – Prosegue la fase di smantellamento dei Cara, cioè dei centri di accoglienza per richiedenti asilo: dopo la struttura di Castelnuovo di Porto è il turno di quella di Mineo, il centro di accoglienza più grande d’Europa. Da anni il Cara di Mineo è al centro di polemiche per motivi di sicurezza (spaccio, degrado, stupri, omicidi) e per le varie indagini sulla sua gestione, avvicendatesi da quando nel 2011 venne utilizzato per ospitare gli immigrati a seguito delle emergenze causate dalle primavere arabe. Nei momenti di massimo affollamento la struttura arriva ad accogliere 4000 persone e da lavoro a quasi 400 persone. 400 posti di lavoro per altrettante famiglie, in un territorio economicamente depresso. Troppi, per non fare gola a chi mescola politica con malaffare. Da qui partono le inchieste che portano alla luce le manovre di chi “scambia” opportunità occupazionali con voti elettorali. Voto di scambio, turbativa d’asta, ma anche frode: l’amministrazione del Cara gonfiava il numero degli immigrati accolti per accaparrarsi più contributi. Persino Mafia Capitale fa capolino tra le indagini.

L’ordine pubblico

I problemi riguardanti l’ordine pubblico e il degrado, come dicevamo, sono all’ordine del giorno. Oltre al caso del 2015, quando un 18enne ivoriano sgozzò una coppia di coniugi, all’interno del centro si affrontano quotidianamente problemi di spaccio, di degrado, stupri, ed è di poche settimane fa la notizia di 19 fermi disposti dalla polizia di Catania e riguardanti gli appartenenti a una cellula della mafia nigeriana: il casus belli che ha dato il via alle operazioni di evacuazione.

I numeri dell’evacuazione

Ora il decreto sicurezza di Salvini si prefigge di chiudere entro 12 mesi tutti i centri di accoglienza per richiedenti asilo, mirando a evitare che troppi immigrati si concentrino in un unico punto e optando per una dispersione in nuclei ridotti. Da domani al 27 febbraio 150 stranieri verranno evacuati dal Cara, 50 alla volta. Il trasferimento riguarderà solo individui adulti e senza figli a carico, per tutti gli altri si stanno ancora cercando soluzioni idonee. Dopo febbraio resteranno all’incirca un migliaio di richiedenti asilo ma resta il fatto che entro il 2019 la struttura verrà chiusa.

Cristina Gauri

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