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Roma, 10 mag – Una distesa di bandiere tricolori tappezza da ieri i condomini di via Satta a Casal Bruciato, il quartiere della periferia romana dove nei giorni scorsi si è combattuta la battaglia tra l’amministrazione Raggi, che ha ingiustamente assegnato un alloggio popolare a una famiglia di 14 rom di origine bosniaca, e i residenti della zona sostenuti da CasaPound che contestavano tale decisione. Il nucleo famigliare dei nomadi era stato scortato dalle forze dell’ordine dentro l’appartamento, nel quale ora vive asserragliato: a fronte di questo, proprio ieri il figlio maggiore ha riferito ai cronisti di stare già pensando a una soluzione abitativa alternativa.



Un messaggio eloquente

Ieri sera Imer e Senada Omerovic, i genitori, e una delle loro figlie sono usciti dall’appartamento per l’incontro con Papa Francesco. Pochi minuti prima della loro uscita, al posto delle contestazioni hanno fatto la loro comparsa, silenziosa ma eloquentissima, i tricolori. “Siamo stati noi a fornire a chi non le aveva le bandiere che ricoprono le facciate dei palazzi. Abbiamo invitato gli inquilini a esporre i tricolori, senza per carità forzarli”. Lo ha detto ad AdnKronos Fabrizio Montanini, esponente di CasaPound nel IV municipio. I tricolori appesi erano ancora lì a dare il “bentornato” alla famiglia tornata dall’incontro con il pontefice. “Queste non potranno toglierle”, ha dichiarato un’abitante del quartiere. Ieri sera, nel cortile dello stabile, una nutrita compagine di residenti delle palazzine di via Satta si è ritrovata per una pizza di condominio, intonando canzoni romane. “La migliore risposta alle cattiverie che in questi giorni si sono sentite sui giornali sono le risate, un clima allegro, i bambini che giocano nel cortile”, ha dichiarato Montanini nella diretta Facebook. “Casal Bruciato è questa, ed è questa la Roma che vogliamo, quella dei quartieri popolari costruiti dagli italiani per gli italiani”.

Cristina Gauri



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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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