Roma, 6 mag – Il Consiglio dei ministri di mercoledì (o giovedì, al massimo) sarà cruciale per la tenuta del governo: se il sottosegretario Siri, indagato per corruzione, non dovesse dimettersi prima di allora, ci sarà uno scontro frontale tra Lega e M5S. In mezzo c’è il premier Giuseppe Conte, che stavolta ha l’ago della bilancia – decidere per la “conta” tra ministri favorevoli e contrari a cacciare Siri. Anche se il vicepremier Luigi Di Maio ha già detto che contarsi sarebbe inutile perché,, almeno per i pentastellati, il governo non deve cadere. Intanto, la tensione tra gli alleati della maggioranza è alle stelle, con il vicepremier Matteo Salvini che lancia l’ennesimo ultimatum.

Salvini ai 5 Stelle: “Tappatevi la bocca, è l’ultimo avviso”

“Gli amici dell’M5s pesino le parole. Se dall’opposizione insulti e critiche sono ovvie, da chi dovrebbe essere alleato no. La mia parola è una e questo governo va avanti cinque anni, basta che la smettano di chiacchierare. Mi dicono ‘tiri fuori le palle’? Ricevo buste con proiettili per il mio impegno contro la mafia. A chi mi attacca dico tappatevi la bocca, lavorate e smettete di minacciare il prossimo. È l’ultimo avviso“. Così il ministro dell’interno, in un comizio a Roma, in merito al braccio di ferro sul caso Siri, ma anche sull’emergenza sicurezza.

Di Maio: “Niente crisi a meno che non sia la Lega a chiederla”

Il governo non rischia la crisi “a meno che non sia la Lega a chiedere una crisi di governo dopo un eventuale voto in Consiglio dei ministri”. Così il vicepremier Luigi Di Maio al Gr1 sul caso Siri mette le mani avanti. “Noi non abbiamo mai parlato di rimpasti o altro. Bisogna continuare a lavorare per cambiare questo Paese”, ha aggiunto Di Maio, che spiega come non ci sia stato alcun cambio di strategia nel M5S. “Il tema Siri riguarda la corruzione e addirittura si parla di mafia. Su questa roba noi non possiamo transigere: va rimosso“. “Con la corruzione però non ci si tappa la bocca. Si chiede alle persone di mettersi in panchina, la politica deve dare il buon esempio” : è la posizione del capo politico del M5S. “Il tema è semplice: questa persona poteva fare un passo indietro. Ora si faccia fare un passo indietro prima del Cdm“, sottolinea Di Maio, ricordando di avere la maggioranza assoluta in Consiglio. “Ma perché dobbiamo arrivare a questo punto?”, si è chiesto il vicepremier.

I possibili scenari

Posto che è altamente improbabile che i pm convocheranno Siri prima del Cdm, facendo uscire la maggioranza dall’impasse, ci sarà quindi un redde rationem a Palazzo Chigi? Improbabile. Secondo i vari scenaristi, il governo non cadrà – almeno fino al voto del 26 maggio. Dopo le Europee, tutto è possibile. Ma fino ad allora la maggioranza gialloverde andrà avanti a botta e risposta elettorali senza giungere ad accordi né strappare definitivamente. Sì, perché se i 5 Stelle cercano di recuperare consensi sul fronte giustizialista – “Siri corrotto, quindi deve andare a casa” – la Lega opta per un “lasciateci lavorare per il bene del Paese, non abbiamo tempo per queste beghe”. Una contrapposizione funzionale, che potrebbe essere ripetuta fino all’ultimo. In tal senso, al Cdm potrebbero non presentarsi i ministri leghisti (Conte e quelli a 5 Stelle sono in maggioranza). E si tornerebbe punto a capo.

Adolfo Spezzaferro

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