Roma, 20 mag – Più di 1.500 pratiche sospette per far ottenere la cittadinanza italiana, contabilizzate da una organizzazione criminale in veri e propri “libri mastri”, scoperte a Roma. Sei provvedimenti di custodia cautelare in carcere disposti dal giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Roma e 19 perquisizioni, nei confronti di 19 indagati. Una indagine coordinata dalla Procura di Roma e condotta dagli investigatori del Servizio Polizia Postale, ha smantellato una organizzazione dedita alla corruzione per il rilascio della cittadinanza italiana.

Firmati i primi decreti di revoca della cittadinanza

Sono stati firmati i primi decreti di revoca della cittadinanza italiana, da parte del presidente della Repubblica su proposta del ministro dell’Interno, per i cittadini stranieri che avevano fruito del “sistema” criminale per acquisire lo status giuridico pur non avendone i requisiti. Al vertice del sistema c’era una dipendente del Dipartimento libertà civili ed immigrazione del Viminale, assistente informatico, già condannata in abbreviato a quattro anni ed otto mesi di reclusione e alla confisca di 49 mila euro.

Le indagini


I destinatari dei provvedimenti sono stati deferiti a vario titolo per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, favoreggiamento, detenzione abusiva di codici di accesso a sistema informatico, accesso abusivo al sistema informatico Sicitt del Dipartimento libertà civili ed immigrazione del Ministero dell’Interno, utilizzato per l’istruttoria relativa alle pratiche per la concessione della cittadinanza italiana a firma del presidente della Repubblica. L’operazione è scattata a seguito della denuncia presentata al Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche dalla Direzione centrale per i diritti civili, del Dipartimento libertà civili ed immigrazione, dopo sospette anomalie informatiche. Nel corso delle diverse attività di perquisizione sono stati sequestrati 135 mila euro in contanti provento delle attività di corruzione. In totale, oltre i 12 indagati parti attive nel “sistema” criminale ed il marito della dipendente del Viminale indagato per favoreggiamento, sono stati deferiti all’autorità giudiziaria altri sette soggetti per corruzione, tra i quali un avvocato del foro romano.

Ludovica Colli

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2 Commenti

  1. A me interessa anche sapere se le 1500 pratiche verranno rimesse in discussione e se le cittadinanze, concesse a quanto pare in modo improprio, saranno considerate nulle. In attesa, ovviamente, che ciascuno di coloro che avessero usufruito dei presunti “servizi” illeciti dei denunciati, venissero a loro volta denunciati e sanzionati con la dovuta severità.

    Ho però il sospetto che questa vicenda finirà rapidamente nel dimenticatorio, tanto per quel che riguarda la diffusione pubblica degli esiti, quanto per quel che riguarda i procedimenti che dovrebbero far capo alla magistratura. A pensar male…

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