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Roma, 26 apr – Non è la prima volta che accade, ma comunque rende bene l’idea di quanto il Giorno della Liberazione non sia affatto un giorno di unità nazionale, bensì una celebrazione divisiva. Oltre alla contrapposizione “storica” tra i rossi e i neri, infatti, vi è anche quella tra antifascisti filopalestinesi e le comunità ebraiche filoisraeliane. Una frattura che anche quest’anno si è consumata in diverse città d’Italia, dove i cortei unitari si sono spaccati o dove si sono uditi fischi e slogan ostile tra le varie anime della manifestazione.
Un esempio ci arriva da Roma, dove la Brigata ebraica ha annunciato che non avrebbe partecipato al corteo organizzato dall’Anpi a causa della presenza di una delegazione palestinese. Gli antifascisti hanno quindi contestato il sindaco Virginia Raggi durante la marcia del corteo e poi sul palco allestito a Porta San Paolo: «Noi non siamo stati in grado di proteggere il nostro corteo unitario – ha detto la Raggi – Ma quello che dobbiamo fare è cercare di unirci ancora di più perché il messaggio che dobbiamo dare ai giovani è che l’unione, la condivisione in vista di un ideale più alto, deve costituire il fondamento di una democrazia nella quale i valori come la libertà, il rispetto reciproco, siano posti alla base. I fischi non riscriveranno la Storia», ha concluso Raggi rivolgendosi agli antifascisti che la contestavano. Da parte sua, la presidente della Comunità ebraica Ruth Dureghello ha espresso «solidarietà alla Sindaca di Roma Virginia Raggi fischiata oggi dai fascisti filopalestinesi a Porta San Paolo per aver ricordato che certe bandiere non c’entrano nulla con la Liberazione. Celebriamo 25 aprile per non lasciare spazio ai fascisti di oggi».
L’accusa di “fascismo”, però, è la stessa che hanno usato gli antifascisti filopalestinesi contro la Brigata ebraica a Milano, più precisamente all’angolo tra corso Venezia e piazza San Babila. Qui i membri dell’estrema sinistra hanno intonato il coro «Palestina libera, Palestina rossa», per poi gridare «Israele fascista, stato terrorista» nel momento in cui i partigiani dell’Anpi hanno indossato al collo fazzoletti blu e bianchi in omaggio alla bandiera israeliana. Quando poi ha sfilato l’Associazione amici di Israele si è uditi il coro «Fuori i sionisti dal corteo». Effettivamente è curioso e paradossale che le reciproche accuse di “fascismo” partano da due fazione che hanno fatto dell’antifascismo una comune bandiera. Ma forse è proprio il destino dell’antifascismo quello di dividere e mai di unire.
Elena Sempione

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3 Commenti

  1. Vedremo come finirà la prossima ricorrenza del 25 aprile 2020. Ossia, se i prodi e democratici antifascisti italici insulteranno ancora, per l’ennesima volta, la memoria degli ebrei morti ammazzati, fra stenti e atroci sofferenze, nei campi di sterminio dei nostri alleati, allora come oggi, tedeschi. Forse nel 2020 andrà meglio del solito perchè, i nostri prodi e democratici antifascisti, hanno conosciuto l’esistenza della signora Liliana Segre. E così, magari, costoro si accontenteranno, soltanto, di bruciare la bandiera nazionale d’Israele?

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