Roma, 15 lug – Forse Condotte eviterà la procedura di amministrazione straordinaria. Venerdì il colosso romano delle infrastrutture ha ricevuto una proposta vincolante, da parte del fondo di private equity britannico Attestor. I tempi però per salvare la Società italiana per Condotte d’Acqua (Condotte) rimangono strettissimi: mercoledì 18 scade, infatti, il termine inderogabile fissato dal tribunale per la presentazione del piano concordatario o dell’insolvenza.
La società guidata da Franco Bassanini (insieme all’advisor Rothschild) ha due giorni di tempo per valutare l’offerta. Perplessi i sindacati: “Ci stanno prendendo in giro da mesi, ogni volta rinviano e non forniscono elementi certi sul piano industriale”. I rappresentanti dei lavoratori continuano a chiedere con forza l’amministrazione straordinaria come unica strada per salvare il gruppo.
Come si è giunti a questa situazione? In fondo stiamo parlando del terzo gruppo di costruttori in Italia con 1,3 miliardi di fatturato consolidato e oltre 5mila dipendenti. Andiamo con ordine. La crisi si è palesata l’otto di gennaio scorso quando i vertici hanno presentato al Tribunale di Roma la richiesta di concordato in bianco per far fronte “al corposo portafoglio ordini (arricchito nel corso del 2017 da nuovi lavori che lo hanno portato a circa sei miliardi di euro) e all’oggettiva difficoltà di incasso degli ingenti crediti vantati nei confronti delle pubbliche amministrazioni”. In pratica Condotte non veniva pagata dai suoi committenti e per questo non riusciva a saldare i propri debiti con le banche, verso le quali è esposta per 767 milioni di euro (secondo il bilancio 2016) e i fornitori ai quali deve oltre un miliardo. Ora sembra che l’unica soluzione sia quella di affidarsi al fondo d’investimento britannico di private equity Attestor.
Questi istituti di intermediazione finanziaria, come si è detto più volte, privilegiano forma di investimento di medio-lungo termine in imprese non quotate ad alto potenziale di sviluppo e crescita con l’obiettivo di ottenere un consistente guadagno in conto capitale dalla vendita della partecipazione acquisita o dalla quotazione in borsa. Il rischio che la finanza possa speculare sulla crisi di quest’azienda è molto elevato. Le premesse non sono affatto buone. Secondo alcune indiscrezioni de Il Sole 24 Ore la proposta del fondo britannico prevede che tutte le qualifiche attuali di Condotte vengano conferite alla newco, nella quale sarebbero fatte transitare commesse per circa 1,9 miliardi di euro residui sui circa 4 totali dell’azienda in crisi. I sindacati sono ovviamente contrari a questa soluzione perché: “Alla good company andrebbero solo contratti, cantieri ancora da avviare. Gli occupati veri resterebbero legati alle vecchie commesse senza alcuna garanzia”. A questo punto, serve un serio intervento della politica per evitare che le ragioni della finanza prevalgano su quelle dell’economia reale.
Salvatore Recupero

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