Roma, 15 feb – Il patrimonio di oltre nove milioni di euro dell’ex tesoriere della Margherita, Luigi Lusi, è stato sequestrato dalla Guardia di finanza di Roma. I militari hanno eseguito l’ordinanza di confisca della Corte di Appello capitolina del patrimonio mobiliare e immobiliare nell’ambito della vicenda giudiziaria in cui è coinvolto l’ex parlamentare e tesoriere del partito “Democrazia è Libertà – La Margherita”, condannato in via definitiva a sette anni di carcere per appropriazione indebita nel dicembre 2017.

Le indagini hanno dimostrato come Lusi, con la connivenza della moglie e di alcuni professionisti, avesse distratto fondi, per oltre 25 milioni di euro, destinati al partito grazie a un complesso sistema di false fatturazioni, realizzato attraverso alcune società a lui riconducibili.

Nel 2012, gli elementi di prova raccolti avevano portato all’arresto di Lusi, della consorte e di due commercialisti, e al sequestro di beni, oggi acquisiti al patrimonio dello Stato.

Nello specifico, si tratta di quote sociali e dell’intero patrimonio aziendale di una società di capitali; una villa a Genzano di Roma del valore di circa 4,1 milioni di euro; sei appartamenti, un box e un terreno a Roma e in provincia dell’Aquila, per un valore complessivo di circa 3,7 milioni di euro; conti correnti, polizze assicurative e fondi d’investimento per circa 1,3 milioni di euro. Il valore complessivo è di circa 9,2 milioni di euro.

Nel 2012, come forse non tutti ricordano, Lusi dichiarò che parte dei soldi distratti andarono a vari esponenti politici del partito: dal fondatore e presidente Francesco Rutelli a Enrico Letta, Enzo Bianco, Matteo Renzi, Rosy Bindi e Giuseppe Fioroni.

Lo scandalo segnò la fine del partito. Il 16 giugno 2012 l’Assemblea Federale della Margherita ne deliberò lo scioglimento e la messa in liquidazione.

Ludovica Colli

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Commenti

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1 commento

  1. Se ricordo bene il partito “La Margherita” in quel processo fu parte lesa. Invece el caso dei soldi sottratti da Bossi alla Lega il partito non è parte lesa ma ne deve rispondere. Sono due casi diversi o è la giustizia ad essere diversa?

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