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Roma, 24 mar – Dieci casi ancora non censiti per ogni contagio da coronavirus certificato. E’ un rapporto “credibile” per il capo della Protezione civile Angelo Borrelli. Significa, numeri alla mano, che i contagiati in Italia potrebbero essere oltre 600mila. Un dato impressionante, sul fronte della diffusione dell’epidemia. In un’intervista a Repubblica, Borrelli spiega che “il numero dei casi lombardi è stato subito soverchiante” e “fin dall’inizio, va detto, ci sono stati comportamenti pubblici che hanno alimentato il problema nazionale“. Come nel caso “della comitiva del lodigiano che il 23 febbraio è andata a Ischia portando il contagio sull’isola”. Insomma, la linea ufficiale delle istituzioni (di concerto con il governo giallofucsia) è quella dell’addossare il grosso della responsabilità della diffusione del contagio (che andava evitata all’origine, con interventi ad hoc da parte dell’esecutivo Conte) ai cittadini irresponsabili.

“Sulle mascherine siamo arrivati tardi”

Da più parti, non solo in Italia, sono arrivate critiche al governo giallofucsia per non essere intervenuto tempestivamente una volta scoppiata l’epidemia. A tal proposito, il commissario per l’emergenza coronavirus spiega che la Protezione civile “ha bisogno di rapidità”, perché “non siamo burocrati ma, come si diceva nel 1915, volontari del Regno che devono godere della fiducia dei governanti e della nazione”. E ammette che “sulle mascherine siamo arrivati tardi“. “Per troppo tempo, ci siamo dovuti rivolgere alle strutture centralizzate degli acquisti pubblici, procedure lente”, riconosce.

“Bollettino? Se ci fermiamo ora ci accuserebbero di nascondere le cose”

Alla domanda su quanti sia il numero reale dei contagiati, 63mila (ultimo bollettino ufficiale) o di più, Borrelli risponde che “il rapporto di un malato certificato ogni dieci non censiti è credibile”, per cui stiamo parlando di 630mila contagiati. Ma allora, gli chiedono, che senso ha continuare a dare i dati sul numero dei positivi tutti i giorni? Il capo della Protezione civile risponde: “Mi sono posto anch’io il problema e ricevo molte mail che mi chiedono di fermarci. Possono essere dati imperfetti – riconosce Borrelli – ma dal primo giorno ho assicurato che avrei detto la verità, è un impegno che ho preso con il Paese”. Anche perché, fa presente, “se ora ci fermiamo ci accuserebbero di nascondere le cose“.

I numeri ufficiali della diffusione dell’epidemia – come sostengono da tempo molti esperti – non tengono conto degli asintomatici (che potrebbero essere circa 200mila se non di più) e dei sintomatici non ancora censiti (altri 200mila almeno). Ecco che quindi i numeri si avvicinano alla stima ammessa da Borrelli. Il problema è dove si trovano i positivi ancora non censiti. Statisticamente, la maggior parte di loro dovrebbe trovarsi in Lombardia.

Ludovica Colli

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