Roma, 29 mag – Il leader della Lega Matteo Salvini continua a voler dettare l’agenda del governo (come condicio sine qua non per tenerlo in vita, forte del suo exploit alle Europee) e ribadisce quanto sia urgente approvare Flat tax, Autonomia, decreto Sicurezza bis. Dal canto suo, però, il premier Giuseppe Conte si mostra tranquillo: “Non mi sento commissariato, Salvini ha sempre fatto parte delle forze del mio governo. Perché dovrei sentirmi commissariato?”, dice da Bruxelles, dove partecipa al vertice Ue. E sulla Flat tax frena: “Salvini ha proposto una Flat tax da 30 miliardi? Non abbiamo ancora iniziato a discutere della manovra economica“. Quanto al braccio di ferro con gli altri Paesi Ue sulle nomine nella Commissione europea – su cui la Lega giustamente vuole aver l’ultima parola – dichiara: “Abbiamo chance perché l’Italia abbia il ruolo che merita“.

Conte lascia vertice Ue in silenzio stampa

Conte ieri ha lasciato, poco prima delle 22, il Consiglio europeo straordinario di Bruxelles senza rilasciare alcuna dichiarazione, nonostante le molte domande poste dai giornalisti presenti mentre aspettava l’auto di servizio. Il Consiglio europeo ha ribadito il “no” dei capi di Stato e di governo alla richiesta del Parlamento europeo di designare come candidato alla presidenza della Commissione uno degli “Spitzenkandidat” (candidati di punta) indicati dai partiti europei, e ha discusso poi alcuni altri criteri (parità di genere, equilibrio geografico) riguardo alle nomine dei nuovi vertici delle istituzioni Ue.

La Lega punta a un commissario Ue

Secondo fonti della Lega, Salvini starebbe puntando al commissario all’Industria e alla concorrenza. Tra i papabili, il governatore del Veneto Luca Zaia, che a quanto pare avrebbe rifiutato l’offerta, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, anche se ultimamente appare poco convinto (anche del governo in generale), il sottosegretario agli Esteri Guglielmo Picchi. Spunta inoltre l’ipotesi Enzo Moavero Milanesi. Ma se l’attuale titolare degli Esteri andasse a Bruxelles, sarebbe necessario un delicato rimpasto. In ogni caso, per adesso l’Italia è ben lungi dal far sentire la propria voce nella Ue e nella partita sulle nomine è messa nell’angolo dall’asse franco-tedesco.

Adolfo Spezzaferro

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