Roma, 29 mag – Telecamere di sicurezza in asili, scuole materne, case di riposo e centri di assistenza anziani e disabili: arriva l’obbligo di l’installazione di tali dispositivi in queste strutture. Le commissioni Lavori pubblici e Ambiente del Senato hanno infatti approvato l’emendamento bipartisan al decreto Sblocca cantieri, firmato da senatori di Lega, M5S, Pd e Forza Italia che impone la presenza di sistemi di sorveglianza in questi luoghi. “Un’altra promessa mantenuta”, ha commentato soddisfatto il ministro dell’Interno Matteo Salvini. 

Le somme stanziate

La proposta assegna al ministero dell’Interno una dotazione di 5 milioni per il 2019 e 15 milioni per ciascuno degli anni dal 2020 al 2024, che verranno utilizzati dai Comuni per dotare ogni aula di ogni scuola per l’infanzia i detti sistemi e i relativi dispositivi per la conservazione delle immagini. Le stesse somme – e nelle medesime modalità – verranno stanziate per le  “strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per anziani e persone con disabilità, a carattere residenziale, semiresidenziale o diurno”, al fine di assicurare loro la più ampia tutela possibile. Nel pomeriggio di ieri è arrivato il via libera al provvedimento complessivo, con mandato ai relatori. Il testo, modificato nelle Commissioni, approderà in Aula domani. In Assemblea “saranno presentati ulteriori emendamenti del governo e dei relatori”, ha spiegato il sottosegretario Vito Crimi.

Proteste delle sigle sindacali

Tutti contenti quindi? Parrebbe di no. I sindacati sono infatti scesi in piazza a Montecitorio, contro il testo del decreto: “Con il decreto Sblocca cantieri – affermano i portavoce delle tre Confederazioni – il governo mira a stravolgere il Codice degli appalti pubblici e riconsegnare il sistema nelle mani delle consorterie dei comitati d’affari, in un paese come l’Italia ad altissima possibilità di infiltrazione mafiosa. Un provvedimento che produrrà meno lavoro sicuro e garantito”.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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