Roma, 10 giu – Il premier Giuseppe Conte non molla la presa e ricorda ai suoi due vice che lui può lasciarli nei guai alla prima occasione in cui venisse a mancare quella coesione che ha imposto con l’ultimatum dei giorni scorsi. E’ con questo spirito e con questa atmosfera che stasera si terrà il primo vertice di governo (domani, invece, il Cdm) dopo il cambio di registro del presidente del Consiglio. “Se si deve vivacchiare, io lascio”, ha minacciato nei giorni scorsi Conte. E stasera, insieme con i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini – freschi di tregua armata dopo le tensioni durante la campagna elettorale per le Europee – , il premier saggerà che aria tira. Visto che la Lega, per esempio, non sembrerebbe intenzionata a rinunciare a qualche ritocco nell’esecutivo (vedi il 5 Stelle Toninelli ministro dei Trasporti che si professa da sempre No Tav). Conte comunque, come ha ribadito in un’intervista al Corriere della Sera, detta le sue condizioni: servono “unità di intenti e chiarezza di obiettivi” perché “attenzione a sfidare la Commissione Ue sulla procedura”, dice Conte. “Se viene aperta davvero, farà male all’Italia” e “rischiamo di andarcene tutti a casa. Di certo me ne vado io”.

Di Maio: “Stasera mi aspetto un sì sul salario minimo”

Il negoziato con Bruxelles, sia per la possibile procedura di infrazione per debito eccessivo sia per le nomine della Commissione Ue, è uno dei temi caldi al centro del vertice. Poi – come abbiamo detto – ci sarà la questione rimpasto, altro fronte che potrebbe creare tensioni. Ma soprattutto l’esecutivo deve ripartire con l’attuazione del contratto di governo. In questa ottica, Di Maio compie una fuga in avanti: “Stasera mi aspetto un sì sul salario minimo“, “mi aspetto che la Lega ritiri gli emendamenti che fermano la nostra proposta”, ha anticipato il capo politico M5S. “Mi aspetto un sì sulla riforma fiscale – ha aggiunto – e al taglio dei privilegi parlamentari”. Il vertice di governo “andrà bene se rimetteremo al centro i cittadini”, ha concluso Di Maio.

Conte: “Io mattarelliano? Per me è un onore”

Proprio sui cittadini e sui loro risparmi che “potrebbero essere messi a rischio” fa leva a anche Conte per ricordare che la procedura Ue “ci assoggetterà a controlli e verifiche per anni. Con il risultato di compromettere la nostra sovranità in campo economico“. Poi l’avvertimento neanche tanto velato a Salvini: “Non vorrei che una Lega forte del risultato della consultazione europea si lasciasse prendere da prospettive di predominio“. Il premier taglia corto: “Se la Lega aspira a capitalizzare un consenso politico in un sistema fondato sulla democrazia parlamentare come il nostro, non può che passare da elezioni politiche. Insomma deve assumersi la responsabilità di chiedere nuove elezioni politiche e poi vincerle“. “Adesso mi accusano di essere ‘mattarelliano‘. Tra l’altro, essere in sintonia col capo dello Stato è un onore”, dice Conte. Il riferimento è al suo rendersi disponibile al dialogo nei confronti di Bruxelles. Posizione che il presidente del Consiglio ritiene una strategia vincente rispetto al muro contro muro. In ogni caso, Conte ammette che nella Ue l’Italia è in minoranza e che anche se avrà un commissario bisognerà se sarà di peso e se avrà un ruolo economico (che è quello che ci servirebbe). Per non parlare poi del fatto che la versione 2.0 di Conte, ossia quella da portavoce di fatto delle istanze del Colle – vedi la morbidezza sul fronte Ue – non è detto che alla lunga non logori Lega e M5S che proprio in Europa vorrebbero essere più combattivi.

“Minibot mai portati a Palazzo Chigi”

Conte infine ribadisce di essere contrario ai cosiddetti minibot. “E’ una proposta mai portata a Palazzo Chigi. E siccome ha implicazioni di sistema, mi aspettavo che correttamente mi fosse portata per esaminarne insieme aspetti e contenuti. Ci sono molte criticità anche tecniche: se i crediti della Pa non sono certificati non sono neppure pagabili. Siccome non possono costituire una moneta parallela non c’è l’obbligo di accettarli come mezzo per estinguere un’obbligazione. E chi li accetta, ragionevolmente vorrebbe scontare il fatto di prendere in carico un’attività parzialmente liquida che non frutta interesse. Il risultato è che finirebbero per essere negoziati sotto la parità”.  Come è noto, invece, per il governatore della Bce Mario Draghi il problema non si pone proprio: “I minibot sono illegali“, ha sentenziato nei giorni scorsi.

Adolfo Spezzaferro

Commenta