Roma, 22 mag – Il professor Giuseppe Conte, il “signor nessuno” indicato da Lega e 5 Stelle come premier, che ha spinto il presidente Mattarella a prendere altro tempo prima di decidere, è un tecnico con un curriculum di tutto rispetto. Ma, come spesso capita per chi non si mette in mostra né ha modo di venire alla ribalta, è sconosciuto agli italiani e alla politica.
Nato 54 anni fa a Volturara Appula, paesino nell’entroterra di Foggia, Conte si è laureato in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma nel 1988 (110 e lode) e ha perfezionato i suoi studi giuridici negli Stati Uniti nel 1992 tra Yale e Duquesne, a Vienna (International Kultur Institut, 1993), in Francia alla Sorbona (2000), nel Regno Unito (Girton College, Cambridge, 2001) e poi ancora alla New York University ( 2008-2009).
Attualmente a Firenze è professore ordinario di Diritto privato, mentre alla Luiss di Roma insegna Diritto privato nella facoltà di Economia ed è responsabile scientifico dal 2006 del corso “Giurista d’impresa”. È componente del Comitato scientifico della Fondazione italiana del Notariato e di varie associazioni scientifiche, italiane e straniere, nel campo del diritto privato e del diritto commerciale, nonché lui stesso autore di numerose pubblicazioni. È anche condirettore della nuova collana Laterza dedicata ai “Maestri del diritto” e componente della commissione Cultura di Confindustria.
Perché questo avvocato civilista, patrocinante in cassazione, è stato scelto per guidare il governo giallo-verde? Quando Luigi Di Maio aveva presentato la sua squadra di governo nel caso in cui M5S avesse vinto le elezioni, Conte era stato scelto per il ministero della Pubblica amministrazione, de-burocratizzazione e meritocrazia, proprio in ragione del suo incarico più recente, quello nel “Csm” della Giustizia amministrativa. Lì ha presieduto, fra l’altro, la commissione speciale del Consiglio di Stato che ha “destituito” Francesco Bellomo, il consigliere finito nella bufera per le avance sessuali alle allieve dei corsi per aspiranti magistrati.
Ma Conte è anche un esperto di “aziende in crisi“. Sì perché nel 2009 è stato designato a ricoprire un incarico nella Sottocommissione di consulenti ed esperti giuridici istituita per riformare la disciplina dell’Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi.
Un tecnico di tutto rispetto che però non ha esperienza di governo, né di amministratore pubblico o di una società. Forse è per questo che il presidente Mattarella ha preso altro tempo.
Dopo 80 giorni di stallo politico, Lega e 5 Stelle si sono presentati al Colle con un candidato non eletto, un “illustre sconosciuto” in Europa, a Bruxelles, per i mercati. Il premier dovrebbe essere in grado di reggere il confronto con i partner europei, ha il compito di indirizzare l’azione di governo (come previsto dalla Costituzione) e di governare le scelte economiche in seno all’Ue.
Di Maio e Salvini parlano di premier politico, perché sarebbe espressione della loro linea. Ma Conte non è un politico, è più un “prestanome”. Forse è questo che non convince il capo dello Stato. Per non parlare del fatto che, come ha ripetuto a ogni piè sospinto in questi giorni, il Presidente non è un semplice “notaio” e vuole avere l’ultima parola.
Altro sospetto, a questo punto, circa il fatto che il Colle si sia preso altro tempo per decidere è che magari Mattarella abbia proposto l’incarico a Di Maio e Salvini si sia opposto. Staremo a vedere. In ogni caso l'”investitura” non dovrebbe arrivare prima di mercoledì.
Adolfo Spezzaferro

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