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Milano, 28 mar – Nella Milano radical-talebana di Beppe Sala il clima è sempre più plumbeo. E il meteo non c’entra, giacché la primavera, tra alti e bassi, sta facendo il suo dovere. Qui si parla ancora una volta di quell’aria da soviet che attanaglia la metropoli lombarda da quando ne ha preso possesso la cricca del pensiero unico progressista. Tra divieti, strepiti e passaggi surreali come quello del 23 marzo scorso, quando si è proibita una manifestazione che non ci sarebbe mai stata, semplicemente perché mai ne era stata richiesta alcuna autorizzazione, l’amministrazione di sinistra si è via via sempre più specializzata nel seminare odio.

La patente di antifascismo

Un chiaro esempio fu l’introduzione, nell’aprile 2018, del cosiddetto “patentino antifascista”, un delirante documento da sottoscrivere da parte di gruppi o associazioni per la concessione di spazi pubblici. Si tratta di un’autocertificazione di provata fede antifascista, in assenza della quale non si ottiene l’uso di una sala o di qualunque altro luogo sotto la giurisdizione del Comune. Una roba agghiacciante, ma si può sempre fare peggio. E peggio ha fatto il Municipio 3 di Milano, in mano alla sinistra.

In quella zona della città non si avrà a disposizione nemmeno uno sgabuzzino se, per caso, si osasse sostenere opinioni contrarie alle leggi sull’aborto, sul testamento biologico o sui matrimoni omosessuali. Il tutto nasce dall’introduzione di tali requisiti nelle linee guida, approvate il 13 marzo scorso, di un bando per l’assegnazione di uno spazio nei locali di un ex negozio a Città Studi.

Municipio 3 i talebani del pensiero unico

Non bastava ai “salisti” di Zona 3 obbligare chiunque, privato o associazione, a dichiarare, pena il diniego alla richiesta di utilizzo del pubblico luogo, di “riconoscere e rispettare i principi, le norme e i valori della Costituzione italiana, repubblicana e antifascista, che vieta ogni forma di discriminazione basata su sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali”. Che poi, al di là dell’enfasi e delle forzature censorie, è l’appropriazione indebita della Carta costituzionale da parte dei jihadisti dell’antifascismo a essere inaccettabile.

Non bastava tutto ciò, si diceva. Qui si afferma, ufficialmente, che “non potranno essere ammessi alla partecipazione al bando” anche “i soggetti impegnati in iniziative di contrasto alla legge 22 maggio 1978 n° 194, alla legge 22 dicembre 2017 n° 219 e alla legge 20 maggio 2016 n° 76”. Le norme indicate, appunto, sono rispettivamente quelle sull’aborto, sul testamento biologico e sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso. Niente male come rispetto della libertà d’espressione, che sarebbe tutelata da quella Costituzione tanto impropriamente e ossessivamente invocata.

Infatti tali preclusioni sono in forte odore di incostituzionalità, colpendo legittime e pienamente legali valutazioni di carattere etico e politico. L’assessore al Demanio del Municipio 3, Massimo Scarinzi (Pd) afferma candidamente: “Vogliamo evitare che iniziative oscurantiste possano essere organizzate all’interno di uno spazio comunale assegnato al Municipio”. Sì, è proprio così. I padroni del califfato rosso non possono accettare idee che non siano le loro e non ci girano più neanche intorno. Tutto è sfacciatamente ufficiale. Chi li fermerà questi?

Fabio Pasini

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