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Roma, 31 gen – Atterrerà domenica 2 febbraio l’aereo con i 65 italiani provenienti da Wuhan, la città cinese epicentro dell’epidemia del nuovo coronavirus. Una volta in Italia, saranno messi in quarantena per 14 giorni. Obiettivo: evitare l’eventuale contagio con il resto della popolazione. Sì, perché la durata massima dell’incubazione del virus è di 14 giorni. Al termine della quarantena, se non dovesse essere emerso alcun caso di infezione, i nostri concittadini saranno liberi di tornare a casa, dalle loro famiglie.



Il rimpatrio: atterraggio previsto domenica mattina a Roma

Sono 65 i nostri connazionali a Wuhan che hanno espresso la volontà di tornare in Italia e stanno solo aspettando di poter lasciare le proprie case o gli alberghi per dirigersi in aeroporto col servizio di pulmini a domicilio organizzato dall’ambasciata. All’ultimo momento potrebbero aggiungersi al gruppo altri tre connazionali, che stanno ancora valutando se partire. In tutto, così, sarebbero 68 persone. Sarà un Boeing KC-767A dell’Aeronautica Militare, con 99 posti previsti a bordo, a prenderli e riportarli in Italia. L’aereo è già pronto all’aeroporto di Pratica di Mare. Decollerà domani e tornerà domenica.

La quarantena alla Cecchignola

Il luogo dove dovrebbero essere posti in quarantena gli italiani, secondo quanto appreso dall’Ansa, è una caserma situata all’interno della città militare della Cecchignola, alla periferia sud di Roma. I tecnici delle amministrazioni coinvolte hanno individuato una struttura nel grande comprensorio militare ed in queste ore si sta accertando l’effettiva idoneità allo scopo.

Ecco come vivranno per 14 giorni

Secondo quanto anticipato dal Corriere della Sera, i nostri connazionali vivranno come in un college, ciascuno avrà la propria stanza – “di 16-20 metri quadrati come negli ospedali”, fanno sapere – con un letto singolo, un tavolino, la tv, il computer, il telefono. Ogni stanza avrà il suo bagno. I medici del ministero, vestiti con tute spaziali, capo coperto, guanti e mascherina, andranno a visitarli in stanza tre volte al giorno, misureranno la temperatura, i parametri vitali, ascolteranno loro il torace. Ad ogni visita, cambieranno tutto l’equipaggiamento: tuta, guanti e mascherina. “Potranno anche cucinarsi da soli se vorranno“, aggiunge Stefano Verrecchia, il capo dell’Unità di crisi della Farnesina che sta gestendo le operaquazioni di rimpatrio.

I bambini non saranno separati dalle famiglie

“I nuclei familiari non saranno separati tra loro, perché ci sono anche dei minori tra gli italiani in partenza e l’unico accorgimento sarà quello di far indossare mascherine a tutti i componenti della famiglia quando saranno vicini. Le stanze in questo caso saranno comunicanti”, precisa Verrecchia. “Non è una quarantena vera, si potrà uscire perciò anche all’esterno dell’edificio, purché sempre con la mascherina. E si potranno ricevere le visite dei familiari purché anche loro tengano i volti protetti”, ci tiene a sottolineare l’esperto. Infine, ultimo dato interessante: anche i vestiti degli italiani a Wuhan saranno messi “in quarantena”, gli saranno restituiti al termine dei 14 giorni.

Adolfo Spezzaferro



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