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Da Rockefeller alla Coca Cola: il sindaco di Roma ‘vuó fa l’americano’

by Francesco Pezzuto
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Zio-SamRoma, 24 gen – “Il patrimonio archeologico non è solo dei romani, ma di tutto il genere umano”, parola di Ignazio Marino. Dietro questo pensiero, di per sé piuttosto banale, si cela la volontà del sindaco capitolino di affidare l’immenso patrimonio archeologico di Roma agli investitori statunitensi. Marino sembra subire il fascino del dollaro a tal punto da aprire le porte al progetto faraonico di David Koch, petroliere ultraconservatore e finanziatore del Tea Party. Nel corso della sua visita a New York, avvenuta lo scorso dicembre, il sindaco di Roma ha offerto a Koch garanzie circa la disponibilità di finanziare il restauro dei Fori Imperiali al fine di realizzare il “più grande parco archeologico del pianeta”. Un progetto che già nelle sue intenzioni fa rabbrividire e porta la mente alla visione distorta che gli americani hanno della Roma antica, reinterpretata a proprio gusto e piacimento dai kolossal hollywoodiani degli anni ’60, fino alle più recenti serie tv dai contorni pulp.

Ma l’operazione raccolta fondi non si è esaurita oltreoceano: approfittando di una trasferta a Davos (Svizzera) per un incontro tra sindaci nell’ambito del World Economic Forum, Marino ha incontrato il ceo di Coca Cola, Mhutar Kent, e l’amministratore delegato della compagnia di consulenza americana McKinsey. La proposta avanzata dal colosso di Atlanta consiste nell’apertura di una fondazione, il cui scopo principale consisterebbe proprio nella ricerca di fondi privati da destinare al restauro del patrimonio artistico della capitale. Per completare la visione di insieme del futuro prossimo che l’ex chirurgo sta apparecchiando per la città, occorre ricordare che Roma è entrata a far parte del “100 resilient cities” della Rockefeller Foundation, ovvero un progetto finanziato dal famigerato banchiere americano, teso a individuare i provvedimenti attraverso i quali una grande città debba adeguarsi ai cambiamenti sociali, urbani e meteorologici.

Considerato l’interesse manifestato dall’alta finanza Usa nei confronti del patrimonio archeologico della nostra capitale, non sorprenderebbe assistere all’assegnazione dell’oscar come miglior film straniero a “La grande bellezza” di Sorrentino. Gli americani conoscono bene i meccanismi della propaganda e la permeabilità della società italiana: una statuetta dorata in cambio di mille statue di marmo, la fama del momento in cambio di oltre due millenni di storia. Roma non è stata costruita in un giorno, ma Marino potrebbe distruggerla in meno di una legislatura.

Francesco Pezzuto

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