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Roma, 29 giu – «Il coraggio delle donne che nel silenzio, in un Paese assolutamente maschilista, con istituzioni dove ancora si sconta una sottovalutazione delle competenze delle donne, ecco in questo Paese le donne si sono fatte carico di tutto». Queste le parole del ministro dei Trasporti Paola De Micheli, intervenuta con un videomessaggio a I discorsi della libertà, in corso a Milano. «Domani senza donne questo Paese non riparte – ha incalzato il ministro – Trentacinquemila donne hanno lasciato il lavoro perché non c’era la possibilità di continuare a essere madri o figlie e di poter lavorare». Il riferimenti è ai dati dell’Ispettorato del Lavoro secondo cui tra il 2019 e il 2020 circa 35.000 donne – e nel 2018 risultavano essere 25.000 – sarebbero state direttamente o indirettamente estromesse dal mondo del lavoro. «È un’ingiustizia che in questo tempo di modernità, in cui parliamo di futuro e tecnologia, non è compatibile con la civiltà», ha concluso.

Che le donne, spesso, siano costrette a confrontarsi con la dura scelta tra prosecuzione della loro attività lavorativa e il mettere su famiglia è un dato certo, e non ci perviene solo dagli algidi numeri del ministero delle Politiche del lavoro ma anche dalle cronache quotidiane. Come sempre però, quando si vuole abbracciare una visione troppo ideologizzata di un fenomeno, si finisce per comiziare a vuoto, com’è il caso della De Micheli.

D’altronde, se il dato delle 35.000 donne estromesse dal mercato del lavoro per motivazioni di presunta incompatibilità tra orari lavorativi e carichi familiari appare corretto, la definizione di Italia come Paese beceramente maschilista non può dirsi oggettiva, tra quote rosa imposte per legge – e che spesso prevedono anche assurdi rimescolamenti di giunte e consigli comunali o regionali – e la retorica femminista che incombe su tutto.

Come dimostrano i dati Istat, a partire dal 2004 l’occupazione femminile è cresciuta vertiginosamente, tanto da aver portato, tra il 2017 e il 2019, a sopravanzare gli occupati maschi di circa 30.000 unità: quindi il punto non è rimanere disoccupate o venire discriminate in quanto donne ma in quanto – lo precisa il ministro stessa nella sua dichiarazione – madri o figlie. Il problema è quindi molto più semplice, e drammatico, e non riguarda il maschilismo: la scarsa attenzione che il sistema Italia nutre per la famiglia. Non aiutano, in questo senso, anni di propaganda ideologica contro la filiazione, contro lo stesso concetto di famiglia, vista come un rudere di epoche passate, e di discorsi gonfi di retorica che però non si sono mai tradotti in serie politiche di incentivazione del lavoro delle madri e di aiuto alle famiglie stesse.

Cristina Gauri

2 Commenti

  1. Certo che per affermare una cosa del genere “italia maschilista” bisogna possedere proprio una bella faccia da culo. Vediamo un pò: tra Uomo e Donna, quale delle due categorie è severamente vietato
    criticare oggigiorno? In ambito separativo/giudiziario come potremmo descrivere il comportamento della Giustizia? imparziale oppure scandalosamente sbilanciata a favore delle donne? La donna è la categoria più tutelata della società – la vicenda Bibbiano è emblematica del fatto che la donna viene trattata alla stregua di un debole essere da tutelare dalla malvagità del mondo – ovvero dell’uomo-bestia; ci si indigna infinitamente meno quando la violenza (spesso femminile) colpisce un bambino o un anziano. E che dire della gigantesca bufala ideologica del femminicidio? Inoltre, è davvero buffo che in un ordinamento capitalistico si sostenga l’esistenza di discriminazioni di natura sessuale: il capitalismo è finalizzato all’incremento del profitto. Dunque, verrà privilegiato chi meglio permette di raggiungere il suddetto scopo; indipendentemente dal colore della pelle o dall’appartenenza sessuale – ecco spiegabile per la manovalanza africana e l’amore per i migranti. Insomma, la rappresentazione della realtà su misura operata dall’ideologia femminista continua…Dopotutto, la discriminazione è positiva – grandioso ossimoro – solo quando favorisce la donna sfavorendo l’uomo.

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